Abruzzo Daily

Logo
Logo
La nota

Tecnocall, la fine della commessa riapre la vertenza: l’appello di Slc Cgil e UilFpl

I sindacati: «Serve un confronto per tutelare i 59 lavoratori». Le parole di Stefania Pezzopane sulla vicenda

Tecnocall, la fine della commessa riapre la vertenza: l’appello di Slc Cgil e UilFpl
di Redazione L'Aquila
5 MINUTI DI LETTURA

L’AQUILA. «Un film già visto, una crisi soltanto rinviata. La cancellazione dell’emendamento tanto voluto e strenuamente difeso dalle Organizzazioni sindacali hanno riportato la vertenza Tecnocall al punto di partenza, riesumando un dramma occupazionale che all’epoca si scelse di non gestire strutturalmente. Oggi ci troviamo esattamente davanti allo stesso, drammatico scenario. Questa vertenza si inquadra peraltro in una fase storica estremamente complessa per l’intero comparto dei call center (CRM-BPO). Il settore sta attraversando una profonda crisi strutturale, accelerata dall’impatto dell’intelligenza artificiale e dall’automazione dei processi, senza che vi sia una regia istituzionale a governare la trasformazione. A peggiorare la situazione è la totale assenza di un dialogo sui tavoli nazionali, più volte e con insistenza sollecitati dalle Segreterie Nazionali di categoria, ma mai convocati dalle istituzioni competenti».

Lo affermano le segreterie territoriali di L’Aquila della Scl Cgil e UilFpc Uil.

«Negli ultimi tre anni, l’arrivo della commessa Hera Comm per il Servizio a Tutele Graduali ha rappresentato un polmone fondamentale, garantendo la continuità lavorativa e la salvaguardia del perimetro occupazionale. Un periodo di stabilità che rischia ora di essere azzerato, riaprendo una ferita mai rimarginata per decine di lavoratrici e lavoratori e per le loro famiglie - spiegano Slc Cgil e UilFpc Uil -. Alla luce di questa fase di estrema incertezza, la SLC Cgil e la UilFpc Uil rivolgono un appello chiaro e netto alla committenza Hera Comm affinché ci sia un'assunzione netta di responsabilità nei riguardi degli addetti che continuano a gestire il servizio clienti. Serve un impegno concreto per la tutela integrale del perimetro occupazionale e di tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori coinvolti. Alla politica e alle istituzioni, chiediamo un interessamento immediato per la vertenza ancora irrisolta e l'apertura urgente di un confronto strutturato. Non è più rinviabile la gestione dell'impatto delle nuove tecnologie sul lavoro».

La Scl Cgil e UilFpc Uil concludono: «La clausola sociale e la stabilità dell'occupazione nei contact center non possono essere considerate variabili indipendenti. Come organizzazioni sindacali metteremo in campo ogni azione necessaria per difendere i posti di lavoro e la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori Tecnocall. Inoltre, precisiamo che i 59 lavoratori di Tecnocall non sono a rischio per l'applicazione dell'intelligenza artificiale bensì per la fine della commessa fissata al 31 marzo 2027, a seguito della decisione di Arera di eliminare il mercato a tutele graduali».

L'intervento di Stefania Pezzopane

«Esprimo la mia piena vicinanza ai 59 lavoratori e alle lavoratrici di Tecnocall e condivido la preoccupazione espressa in queste ore dalle organizzazioni sindacali. La situazione è seria e rischia di diventare ancora più difficile nei prossimi mesi. La scadenza della commessa con Hera Comm, prevista per marzo 2027, e la possibilità che già da settembre si determinino i primi esuberi impongono di non perdere altro tempo».

Lo dichiara la consigliera comunale del Partito Democratico Stefania Pezzopane, tornando sulla vertenza Tecnocall dopo la seduta della III Commissione consiliare alla quale hanno partecipato le organizzazioni sindacali e l'assessore regionale Roberto Santangelo.

«Il confronto svolto in Commissione ha confermato quanto sia necessario mantenere alta l'attenzione e costruire un percorso condiviso - aggiunge la Pezzopane -. Le parole pronunciate in queste ore dalla sindacalista Valentina Raparelli della Slc Cgil riportano giustamente al centro una vicenda che conosciamo bene e che presenta molti elementi di continuità con quanto accaduto tre anni fa. L'allarme lanciato dal sindacato non deve essere sottovalutato. Anche per questo ritengo importante rilanciare la vertenza e manifestare ancora una volta la nostra vicinanza ai lavoratori e alle loro famiglie. Occorre lavorare fin da subito su tutte le possibili soluzioni per salvaguardare l'occupazione, coinvolgendo Hera Comm, la Regione Abruzzo, il Governo e il Ministero competente. Dobbiamo verificare ogni possibilità per garantire la continuità occupazionale, compresa quella di accompagnare i lavoratori, attraverso formazione e riqualificazione, verso eventuali nuove opportunità. Ma dobbiamo soprattutto intervenire prima che gli esuberi diventino realtà».

Per la Pezzopane «la vicenda Tecnocall ha una sua specificità legata alla commessa Hera e alla mancata approvazione da parte del Governo Meloni dell'emendamento per estendere gli effetti della clausola sociale approvata dai governi di centrosinistra. Va osservato che il settore dei call e contact center sta attraversando una fase di profonda trasformazione, determinata anche dall'introduzione dell'intelligenza artificiale e dai cambiamenti che stanno interessando il mercato. All'Aquila parliamo di un comparto che coinvolge oltre 2.000 lavoratrici e lavoratori e che rappresenta una componente importante del nostro tessuto occupazionale. È proprio per questo che ho già proposto un ordine del giorno in Consiglio comunale dedicato alla salvaguardia occupazionale e al futuro del settore. Quello che sta accadendo a Tecnocall dimostra quanto fosse necessario aprire per tempo una riflessione più ampia. L'intelligenza artificiale può trasformare profondamente il lavoro nei call e contact center e non possiamo limitarci a subirne gli effetti. Servono politiche industriali, formazione, riqualificazione e strumenti capaci di accompagnare la transizione, tutelando le persone e il lavoro. Credo, però, che in questa fase ci sia una necessità ancora più importante: ritrovare l'unità in città e con le istituzioni regionali e nazionali. Di fronte al rischio che 59 persone possano perdere il proprio lavoro, istituzioni, forze politiche e organizzazioni sindacali devono stare dalla stessa parte e lavorare insieme per individuare una soluzione. L'Aquila ha già dimostrato, in passato, che anche le situazioni occupazionali più complesse possono essere affrontate quando esiste una forte unità istituzionale e politica. È accaduto in diverse vertenze e anche nel settore dei call e contact center, dove battaglie importanti hanno consentito di tutelare migliaia di lavoratrici e lavoratori. Quella esperienza ci insegna che quando si costruisce una mobilitazione comune, mettendo da parte le divisioni e concentrandosi sull'obiettivo, risultati concreti possono essere raggiunti. Oggi dobbiamo fare la stessa cosa per Tecnocall».

Conclude Pezzopane: «Non sappiamo ancora quale sarà la soluzione, ma sappiamo che dobbiamo cercarla tutti insieme e dobbiamo farlo subito. I 59 lavoratori e le loro famiglie hanno bisogno di sapere che le istituzioni non li lasceranno soli. Per questo continuerò a seguire la vertenza e a sollecitare tutte le interlocuzioni necessarie, affinché si costruisca un percorso capace di salvaguardare i posti di lavoro e di dare una prospettiva al settore dei call e contact center aquilani».