Il bilancio
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di Redazione L'Aquila

AVEZZANO. Dopo la nostra notazione riguardante la galleria del Salviano e la necessità di usare di più il treno con specifico riferimento anche alla Roma-Pescara, l’avvocato Aurelio Cambise, che da tempo segue le vicende riguardanti il trasporto pubblico, scrive ad Abruzzo Daily sulla ferrovia Roma-Pescara un intervento che nei punti essenziali afferma: «È fondamentale mantenere il collegamento veloce delle 18 e 45. Il problema non è il treno, ma una linea che deve essere finalmente adeguata e potenziata».
Sulla discussione relativa al Regionale Veloce 19762 Roma-Pescara è necessario riportare il confronto sui binari della realtà e, soprattutto, delle esigenze dei cittadini abruzzesi. Innanzitutto occorre ripristinare la partenza da Roma Termini del Regionale Veloce 19762 delle ore 18 e 45.
Non è corretto sostenere che il collegamento sia privo di utenti o che la sua utilità possa essere valutata esclusivamente sulla base dell'attuale numero di passeggeri. Il collegamento Roma-Pescara delle 18 e 45 rappresenta un servizio essenziale per lavoratori, studenti, professionisti e cittadini che terminano le proprie attività nella Capitale nel tardo pomeriggio.
La partenza da Roma Tiburtina, anziché da Roma Termini, rende il collegamento meno accessibile e meno competitivo. Se a questo si aggiungono tempi di percorrenza non competitivi e le criticità di una linea ancora in larga parte a binario unico, è evidente che il problema non può essere risolto semplicemente cancellando o spostando il servizio.
Il problema non è il treno: è la linea ferroviaria.
Roma-Pescara, negli anni Novanta si viaggiava più velocemente
Il paradosso è evidente: oggi si viaggia più lentamente di decenni fa. C'è una domanda alla quale bisogna dare una risposta: perché oggi un Regionale Veloce può impiegare oltre tre ore e mezza per collegare Roma e Pescara, quando in passato i tempi erano sensibilmente inferiori?
Nel 1992, l'Intercity Gianicolo 580 partiva da Roma Termini alle 13 e 05 e arrivava a Pescara Centrale alle 16 e 07. Tempo di percorrenza: 3 ore e 2 minuti.
L'Intercity Amiternus 581, invece, partiva da Pescara Centrale alle 6 e 28 e arrivava a Roma Termini alle 9 e 38. Tempo di percorrenza: 3 ore e 10 minuti.
Erano collegamenti diretti tra Roma Termini e Pescara, con fermate lungo la direttrice, tra cui Avezzano, Sulmona e Chieti.
Regionale Veloce, oggi tempi fino a quattro ore
La storia ferroviaria della Roma-Pescara dimostra che esistevano collegamenti costruiti sugli orari e sulle esigenze reali di chi si spostava per lavoro e per studio, compresi servizi pomeridiani da Roma Termini e collegamenti di rientro verso la Capitale.
Il confronto storico è significativo:
Oggi, invece, il Regionale Veloce può impiegare oltre tre ore e mezza, con tempi che in alcune configurazioni arrivano a sfiorare le quattro ore.
La domanda è inevitabile: com'è possibile che negli anni Novanta un Intercity collegasse Roma Termini e Pescara in poco più di tre ore, mentre oggi un collegamento regionale veloce possa impiegare molto di più e partire addirittura da Roma Tiburtina?
Il nodo del Regionale Veloce 19762
La domanda, pertanto, non dovrebbe essere soltanto quanto costa il Regionale Veloce 19762, ma soprattutto: perché quel treno oggi non riesce a esprimere il potenziale di un collegamento strategico come la Roma-Pescara?
Prima di pensare di destinare altrove le risorse, occorre intervenire sulle condizioni che rendono il servizio meno competitivo: la stazione di partenza, gli orari, le tracce ferroviarie, le fermate e, soprattutto, l'infrastruttura.
Roma-Pescara e Pescara-Ancona, due direttrici strategiche
In questo quadro, riteniamo sbagliato sottrarre risorse alla direttrice Roma-Pescara per destinarle alla Pescara-Ancona, come se le due infrastrutture potessero essere messe sullo stesso piano attraverso una semplice redistribuzione delle risorse.
La Pescara-Ancona è certamente una direttrice importante per l'Abruzzo e per il collegamento lungo l'Adriatico, ma la Roma-Pescara rappresenta una direttrice fondamentale e strategica di livello nazionale ed europeo.
La Roma-Pescara collega infatti due mari, il Tirreno e l'Adriatico, mettendo in relazione la Capitale e il versante tirrenico con Pescara, l'area portuale abruzzese e il sistema produttivo e logistico dell'Adriatico.
Il potenziamento della ferrovia e il collegamento tra i due mari
È proprio questa funzione trasversale a rendere strategico il potenziamento della direttrice: Pescara-Roma, con la proiezione verso il versante balcanico e il porto di Ploce, in Croazia, nell'ambito della visione di un corridoio intermodale trasversale.
L'Abruzzo non può permettersi di indebolire una direttrice che può svolgere un ruolo centrale nel collegamento tra il Mediterraneo occidentale e l'Adriatico, favorendo la mobilità delle persone, delle merci e l'integrazione dei sistemi portuali.
Per questo la questione non può essere affrontata come una semplice scelta tra Roma-Pescara e Pescara-Ancona. Non si tratta di contrapporre due territori o due direttrici.
Si tratta di avere una visione strategica complessiva dell'Abruzzo, nella quale la Roma-Pescara rappresenti l'asse trasversale fondamentale per collegare il Tirreno all'Adriatico e per rafforzare la posizione dell'Abruzzo nelle reti nazionali ed europee dei trasporti.
«Prima di dire che il treno non viene utilizzato, bisogna chiedersi perché»
Prima di dire che il treno non viene utilizzato, bisogna chiedersi perché. Se il servizio parte da una stazione meno centrale, in un orario non ottimale, e percorre una linea che non consente tempi competitivi, è evidente che la domanda ne risente.
Non si può prima rendere un servizio meno competitivo e poi utilizzare la riduzione dei passeggeri come argomento per cancellarlo.
La soluzione non è cancellare il treno. La soluzione è far funzionare meglio il treno e, soprattutto, adeguare finalmente la linea.