Abruzzo Daily

Logo
Logo
Il caso

L'Aquila, l'Udu: «Chiediamo all'Università di interrompere ogni forma di collaborazione istituzionale e scientifica con università e aziende israeliane»

La sigla studentesca universitaria torna sulla lezione di medicina tenuta dal professore Marinangeli che parlava di alcuni accordi del progetto "Abruzzo 2020 sanità sicura"

L'Aquila, l'Udu: «Chiediamo all'Università di interrompere ogni forma di collaborazione istituzionale e scientifica con università e aziende israeliane»
di Redazione L'Aquila
4 MINUTI DI LETTURA

L'AQUILA. «Come Unione degli Universitari, Udu L’Aquila, seguiamo con attenzione quanto sta accadendo in questi giorni in relazione al materiale presentato durante una lezione da un docente dell’area medica del nostro Ateneo. Riteniamo necessario esprimere una posizione chiara, senza cedere a semplificazioni o strumentalizzazioni. Contestiamo le modalità con cui la vicenda è stata denunciata e portata all’attenzione pubblica, modalità che non favoriscono un confronto serio e costruttivo e che finiscono per consegnare alle semplificazioni mediatiche e alle gogne social lo spazio proprio della comunità studentesca e universitaria: quello delle aule didattiche e dei luoghi dell'autonomia e autogoverno universitario».

L'Udu L'Aquila ha voluto dire la sua sulla vicenda che ha visto protagonista la lezione universitaria tenuta in aula dal professore Franco Marinangeli su alcuni temi che riguardavano un accordo di cooperazione sociosanitaria avviato, tra la Regione Abruzzo e lo Stato di Israele.

«Allo stesso tempo, però, non possiamo trascurare il contenuto del materiale diffuso e le legittime preoccupazioni che esso solleva - aggiungono dall'Udu L'Aquila -. Le spiegazioni fornite dal docente e la manifestazione di solidarietà nei confronti dello stesso, espressa dalla classe del VI anno, evidenziano come su più aspetti oggetto del dibattito pubblico ci siano in realtà state interpretazioni fortemente decontestualizzate. Proprio per questo, crediamo che la questione specifica debba essere riportata nell'alveo di un confronto diretto e trasparente tra il professore e gli studenti nell'ambito di un dialogo, anche critico, di tipo didattico. Un dialogo che possa portare anche ad una riflessione critica su temi, contenuti, materiali di valenza scientifica e didattica che non siano privi della responsabilità etica che le Università hanno in un periodo che vede lo svilupparsi di un genocidio sotto i nostri occhi».

Per l'Udu L'Aquila «Sarebbe tuttavia un errore considerare questa vicenda soltanto come una questione individuale o di una specifica materia di studio. Quanto accaduto riporta al centro un tema più generale di responsabilità politica e istituzionale che non può essere elusa: quella dell’Ateneo, di fronte a quella che la Corte Internazionale di Giustizia riconosce come genocidio e che ha portato la Corte Penale Internazionale a emettere mandati di arresto nei confronti dei massimi esponenti del governo israeliano. Su questo punto l’Università dell’Aquila è stata, ancora una volta, evasiva. La mancanza di cornici trasparenti su temi tanto delicati contribuisce ad alimentare ambiguità, tensioni e sfiducia.

Quando si parla di ricerca, responsabilità scientifica e possibili applicazioni militari delle conoscenze sviluppate in ambito accademico, non possono esserci zone d’ombra. L’Ateneo non può limitarsi a intervenire quando una questione diventa pubblica, ma deve assumersi la responsabilità di prevenire situazioni simili attraverso linee guida chiare, scelte coerenti, luoghi possibili permanenti che fungano da osservatorio sul tema, come chiediamo, come UDU, da anni. Non si tratta di mettere in discussione la libertà accademica, ma di affermare che questa debba accompagnarsi a un’assunzione di responsabilità etica e sociale rispetto ad un genocidio che si sviluppa nel nostro tempo, sotto i nostri occhi e che non può scomparire nell'agire quotidiano».

L'Udu conclude: «Per questo ribadiamo anche la nostra richiesta di interrompere ogni forma di collaborazione istituzionale e scientifica con università e aziende, israeliane e non, complici attivamente con il genocidio, alla luce della gravità della situazione nei territori occupati, a Gaza come in Cisgiordania. Non partecipiamo a polemiche rivolte verso singole personalità accademiche, né a strumentalizzazioni di sorta, chiediamo però che questa vicenda diventi l’occasione per affrontare finalmente in modo efficace questioni che da troppo tempo attendono risposte. Non è sufficiente prendere le distanze da quanto accaduto o auspicare che non si ripeta: è necessario intervenire sulle condizioni che possono averlo reso possibile e per questo chiediamo all’Ateneo di aprire finalmente una discussione seria sulle responsabilità e gli strumenti dell’Università rispetto a guerre e genocidio, in materia di ricerca, dual use e collaborazioni internazionali con gli artefici e i corresponsabili delle pratiche genocidarie. Per noi, l’Università deve essere uno spazio di libertà, ma anche di consapevolezza e responsabilità: non può sottrarsi al proprio ruolo quando sono in gioco questioni etiche e politiche di tale rilevanza. La libertà accademica non può diventare un alibi per evitare il confronto su questi temi: è il momento che l’Università dell’Aquila trasformi questa vicenda in un’occasione di cambiamento concreto».