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Cultura

L'Aquila, il festival: nella sfida silenzio vs maldicenza il dibattito finisce in pareggio

Un evento di alto spessore alla presenza di padre Emiliano Antenucci

Fra Emiliano Antenucci (a destra) con don Renzo D’Ascenzo e la professoressa Rita Roncone
Fra Emiliano Antenucci (a destra) con don Renzo D’Ascenzo e la professoressa Rita Roncone
di Redazione L'Aquila
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L'AQUILA. Le parole possono essere come carezze e abbracci, ma anche come pietre e spade: per questo è importante l’uso corretto che se ne fa. Su questo assunto si sono trovati tutti d’accordo, maldicenti e non, nel corso del convegno “Silenzio e maldicenza: non sparlare degli altri”, ospitato all’Aquila, al Palazzetto dei Nobili, nel corso della quarta giornata del ventunesimo festival della critica sincera e costruttiva “Il Pianeta Maldicenza”: il primo evento pubblico nell’anno della cultura da Capitale italiana 2026, onorato al meglio con questo evento di alto spessore culturale.

La "sfida"

A misurarsi con L’Aquila e con la sua singolare tradizione secolare del 21 gennaio, quando colleghi e amici si ritrovano a tavola per eleggere i più linguacciuti, è stato Padre Emiliano Antenucci, rettore del Santuario della Madonna del Silenzio di Avezzano: il frate cappuccino, divulgatore e autore di numerosi libri tra cui un eloquente “Non sparlare degli altri”, con prefazione di Papa Francesco, ha avuto il compito di “processare” la maldicenza aquilana, in un dibattito colto e appassionante con alfieri dell’usanza cittadina che sostenevano le tesi opposte. All’evento ha fatto seguito la cena d’accoglienza del Festival presso l’Istituto Alberghiero Ipsiasar, con un raffinato menù preparato e servito dagli allievi.

«Ogni parola non è solo informativa, ma performativa - ha detto Padre Emiliano - Può avere perfino effetti terapeutici, ma, al contrario, tutte le volte che sparlo sporco il mondo: un conto è la constatazione di qualcosa, un conto la fantasia negativa”, ha ammonito. Secondo il religioso, “più che la maldicenza, bisognerebbe coltivare la benedicenza; più che l’invidia, servirebbe ammirazione; più che il malocchio, il bellocchio verso gli altri».Il sacerdote e agnesino doc Don Renzo D’Ascenzo, padre spirituale della Confraternita dei “devoti” della Santa, tra virgolette proprio per evitare fraintendimenti, ha chiarito la sua posizione a metà tra i maldicenti, nell’accezione positiva aquilana, e il peccato costituito nella dottrina dal gossip. «Tenere a freno la lingua è il frutto di un apprendistato notevole - ha fatto notare - La nostra maldicenza, quella che viene praticata all’Aquila, non intende sporcare gli altri, ma accusare il male che distrugge le nostre relazioni».Il moderatore Demetrio Moretti ha ribadito la distinzione - fondamentale per ogni agnesino che si rispetti - tra “dire male” e “dire il male”.

«La seconda accezione non intende far del male a una persona, ma dire quello che, secondo te, non va: questo può portare al chiarimento ed essere positivo per il futuro».Coinvolgente e interattiva, grazie a slide con contenuti arricchiti dalle risposte dei telefonini dei presenti, la lezione di Rita Roncone, professoressa ordinaria di Psichiatria dell’Università dell’Aquila. «Attraverso la parola, nel cervello si accendono aree della comprensione e si spengono quelle della sofferenza - ha detto in premessa - La solitudine rappresenta un fattore di rischio mortalità, perciò non esageriamo con il silenzio! Dobbiamo connetterci agli altri, siamo fatti per questo».

Parlando del concetto di gossip, la docente ha fatto notare che esso rappresenta un “meccanismo di controllo sociale informale contro chi approfitta della comunità senza contribuire”. La maldicenza sana, in sostanza, «mina la reputazione di qualcuno che, informato di questo, cerca di recuperare: il pettegolezzo pro sociale può scoraggiare l’egoismo e promuovere la cooperazione».Una dinamica che, ha precisato Roncone, «può funzionare, tuttavia, solo in una città di provincia, dove tutti sanno tutto di tutti: pensate a organizzare una Sant’Agnese a Milano, dove non ci si conosce neanche sullo stesso pianerottolo!».

Un pericolo a questa pratica positiva può essere costituito, ha concluso, «dai social network: qui le cose cambiano, c’è assenza di reciprocità immediata, persistenza dei contenuti nel tempo, amplificazione del pubblico da una piccola platea a una indefinita, e anche una ridotta responsabilità percepita”. Per questi e altri elementi, in base agli studi “il gossip mediato dalla tecnologia è, all’opposto, un grave fattore di rischio per la salute mentale».

A difesa della tradizione anche il presidente dei “Devoti”, il giornalista e scrittore Angelo De Nicola: «Sant’Agnese la facciamo da secoli, i nonni non tramanderebbero mai ai nipoti qualcosa di negativo”, ha fatto notare in premessa. “La maldicenza in senso originale è un peccato e per di più rovina i rapporti: insomma, rappresenta una barriera religiosa e sociale. La critica e satira costruttiva, invece, prevedono un uso giusto delle parole: dire il male è chiamare il male per nome». Secondo l’autore, «se il pettegolezzo becero è assai comodo, al contrario la nostra maldicenza è parecchio scomoda: la tradizione esige satira e critica sempre in presenza».Una “lencuata” anche al più volte citato silenzio che, ha evidenziato De Nicola, «può diventare complicità se lascia correre il male e copre i torti”. Le caratteristiche della maldicenza doc, ha concluso, devono essere quattro: “Primo, una verità verificabile; secondo, una finalità correttiva; terzo, la responsabilità di metterci la faccia; quarto, il rispetto della persona».

Tesi che hanno convinto solo in parte Padre Emiliano, che nel tirare le somme è tornato a battere sul concetto di silenzio: «Non a caso, l’Abruzzo è la regione con più eremi al mondo dopo il Tibet e la Cappadocia! La schiettezza, la correzione fraterna, vanno bene- la sua apertura-. Dopotutto, il Vangelo è anche annunciare il bene e denunciare il male. Ci vogliono sorriso, ironia e umorismo per superare le pestilenze; la chiave è sorridere e mai deridere gli altri».

Il programma di mercoledì 21 gennaio

Il “Pianeta Maldicenza” termina con la quinta giornata: oggi, mercoledì 21 alle 16 all'Auditorium del Parco con il concorso di pittura “Gli artisti per Sant’Agnese”. Con la conduzione di Vanni Biordi e Maura Sergio, verrà consegnato il Palio di Sant’Agnese alla congrega abbinata all’opera vincitrice. Verranno, a seguire, attribuiti i premi Agnesino 2026 “Ludovico Nardecchia”, il premio “Luigi Marra”, il premio sezione Giovani “Luciana Cucchiella” e il premio “Franco Villani”. A seguire, a conclusione della ventunesima edizione, la municipalità offrirà a tutti un brindisi caldo preparato dall’Ana - Gruppo Alpini “Michele Iacobucci” dell’Aquila e dolci e salati di Sant’Agnese preparati dal Club Devote di Sant’Agnese e dalla Congrega Amici di Zeppetella di Tornimparte oltre alla “Treccia di Sant’Agnese” realizzato, su loro ricetta, dagli studenti dell’Istituto Alberghiero.