Il caso
Sulmona, M5S denuncia una gestione opaca sul canile comunale appena ristrutturato
di Redazione L'Aquila

L'AQUILA. «Le scriviamo nella Sua alta qualità di garante della nostra Costituzione e dei valori che essa promuove e in virtù di quanto da Lei spesso ricordato sul tema dei migranti, a proposito del quale ha più volte evidenziato l’importanza dell’integrazione, della dignità umana e della solidarietà».
Inizia così la lunga lettera inviata al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dal presidente della Fraterna Tau L'Aquila, Paolo Giorgi e dal segretario provinciale dell'Aquila della Cgil, Francesco Marrelli, per informare il Capo dello Stato di come vivono i pachistani e gli afghani arrivati nel capoluogo abruzzese, per presentare la richiesta di asilo politico in Prefettura.
I migranti hanno dormito all'addiaccio per diverse notti e solo quella del 7 gennaio, con un tetto sulla testa, in un dormitorio improvvisato nella sala riunione della Mensa dei poveri di Celestino V. Paolo Giorgi aveva espresso l'idea di aprire un dormitorio nella chiesa di San Bernardino in piazza d'Armi, plesso religioso costruito in legno subito dopo il terremoto del 2009, ma l'assessore comunale Francesco De Santis si era opposto, perché la struttura è abusiva e pende un'ordinanza di demolizione.
La richiesta al presidente della Repubblica
«Chiediamo, pertanto, il suo intervento, perché ci si attivi per la possibilità di prestare accoglienza e tutte le cure di primo soccorso necessarie alle persone che, con estrema fatica e sofferenza, giungono nel nostro Paese e, in particolare, nella città dell’Aquila». Nella missiva Giorgi e Marrelli ricordano che «la Costituzione, all’articolo 10, garantisce agli stranieri pari dignità e i diritti umani fondamentali, anche a mezzo della tutela del diritto d’asilo e del dovere dello Stato di conformarsi al diritto internazionale, così come, all’articolo 35, riconosce la libertà di emigrazione e tutela il lavoro italiano all’estero, promuovendo accordi internazionali per i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici».
Poi raccontano la storia degli ultimi 30 arrivati dalla rotta Balcanica: «Come riportato anche dalle testate giornalistiche locali, di recente la città dell’Aquila si è trovata a fronteggiare un’emergenza. In particolare, almeno cinquanta migranti di terra richiedenti asilo sono giunti nelle scorse settimane qui all’Aquila e solo successivamente, dopo diversi giorni, sono stati trasferiti fuori regione in strutture di accoglienza. Ebbene, l’emergenza sta nel fatto che queste persone, prima di essere trasferite altrove, hanno stazionato e stazionano in città per giorni, senza avere un’accoglienza adeguata, costrette a dormire per strada, all’aperto, e, quindi, esposte al clima rigido che caratterizza il nostro territorio e ad ogni genere di pericolo. Quanto accaduto, se non si trova una soluzione adeguata per il futuro, si ripeterà, ma non è consentito che gruppi consistenti di persone siano costretti a dormire all'addiaccio, perché all'Aquila, dove il clima è molto rigido, specialmente in inverno, non ci sono strutture preposte per l'accoglienza di primo soccorso e, nello specifico, un dormitorio pubblico».
La critica all'operato dell'amministrazione del centrodestra dell'Aquila
«In altre parole, l’amministrazione locale non fornisce un locale adeguato per l’accoglienza di primo soccorso ai migranti di terra, almeno durante l’inverno, ma non consente nemmeno l’utilizzo di strutture che, come la chiesa di San Bernardino in piazza D’Armi, rappresentano il luogo di comunità per eccellenza per i cittadini e le cittadine aquilani. L’amministrazione locale, quindi, non tutela il diritto alla salute e alla vita dei migranti di terra che giungono in città esausti dopo un viaggio interminabile, con l’inevitabile pregiudizio, per i cittadini e le cittadine aquilani, in termini di sicurezza, ordine ed igiene pubblici. Eppure, tutelare la salute e la vita di questi giovani non lasciandoli al freddo e al gelo, e fornirgli l’assistenza necessaria, vuol dire non solo fornire accoglienza, nel rispetto dei valori di solidarietà sanciti dalla Costituzione, ma anche non abbandonare delle persone in strada senza alcun controllo».