Inclusione
L'Aquila, Lilt e Special Olympics insieme per la prevenzione, l'inclusione e l'arte
di Redazione L'Aquila

L'AQUILA. «Se Escludi, non è cultura». Con questa parole Massimo Prosperococco, disabily manager dell'Università e soprattutto presidente del Coordinamento delle associazioni di disabili dell'Aquila, scrive un lungo post molto critico sui social, il 3 dicembre, nella Giornata internazionale delle persone con disabilità e mentre a Roma, nella Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri, in Largo Chigi, il sindaco del capoluogo abruzzese, Pierluigi Biondi, presenta il programma di L'Aquila capitale italiana 2026.
«Il 3 dicembre. Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità - aggiunge Prosperococco -. Per molti è un giorno come un altro. Per noi, invece, no. Oggi a Roma verrà presentata L’Aquila come Capitale Italiana della Cultura 2026: un momento importante, storico, emozionante, un magnifico riconoscimento per tutta la città. Ma oggi è anche e soprattutto la giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità. E allora permettetemi di mettere da parte i toni diplomatici, le frasi gentili, le pacche sulle spalle. Oggi sarò diretto. Forse scomodo. Sicuramente sincero. Da anni, a L’Aquila, lavoriamo sul tema dell’accessibilità. Abbiamo incontrato tecnici, assessori, dirigenti. Ci siamo confrontati, abbiamo partecipato, discusso, corretto, proposto. Abbiamo fatto ciò che spesso si chiede ai cittadini: esserci. Un percorso lungo e faticoso tra alti e bassi di sei anni».
La domanda
«E il risultato? Un P.E.B.A. (Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche) finalmente! Un grande lavoro coordinato, curato con competenza, professionalità e serietà dalla l’architetta Alessia Venta, ex disability manager del Comune dell'Aquila a cui vanno i miei ringraziamenti per il lavoro svolto in questi anni, insieme alle associazioni, alle persone con disabilità e ai tecnici coinvolti. Un lavoro enorme, partecipato, fatto con passione. Non un documento fine a sé stesso. Non una bandiera, ma una base concreta per trasformare questa città in un luogo realmente accessibile. Eppure, oggi, quel lavoro è fermo».
I progetti
«I progetti sono pronti da mesi e mesi. Forse da più di un anno!! Manca solo la cosa più banale e meno poetica, ma sicuramente politica: i fondi. Parliamo di alcune centinaia di migliaia di euro, forse di più, comunque una cifra che per un Comune che spende centinaia e centinaia di milioni per altre opere è poco più di una nota a margine. Eppure quei soldi non sono stati stanziati. Volutamente? Sì credo di sì, è una scelta politica. Ancora una volta le barriere restano lì: visibili, invisibili, ingombranti, ignorate e per di più dopo il rifacimento della nuova pavimentazione, in alcuni punti anche aumentate! Ed è qui che il 3 dicembre assume un significato amaro. Perché non bastano le parole, gli slogan, i post celebrativi, le foto per la stampa. Non basta dire includiamo se poi non si garantiscono le condizioni per far vivere, muoversi, partecipare. Il coinvolgimento delle persone con disabilità non può essere un gesto di facciata.
Nulla da festeggiare
»Non può essere quell’atteggiamento da «li facciamo parlare così sono contenti.Quello non è ascolto: è paternalismo e anche dei peggiori. E ferisce. Soprattutto quando chi partecipa prende ferie, fatica, si organizza, supera ostacoli umani e fisici, che altri nemmeno vedono. E allora oggi, con la stessa responsabilità con cui ho partecipato, dico una cosa semplice: Non c’è nulla da festeggiare se i diritti restano sulla carta. Lo dico al Sindaco, agli assessori, a tutto il Consiglio Comunale. Una Capitale della Cultura che non è accessibile non è un vanto: è una contraddizione. Una città che parla di futuro ma resta imprigionata dalle sue barriere non è una città moderna: è una città che sceglie di escludere. La cultura non è solo eventi, palchi o festival. La cultura è garantire che ogni persona possa vivere lo spazio pubblico con libertà, autonomia e rispetto. Oggi non chiediamo pacche sulle spalle. Chiediamo coerenza. Perché i diritti, come la dignità, non andrebbero mai rimandati al prossimo bilancio. Perché una città si riconosce non da quello che racconta, ma da quello che permette. E oggi, a L’Aquila, ci sono ancora persone che devono chiedere permesso per muoversi, aggirare ostacoli per entrare in un edificio, rinunciare a uno spazio pubblico perché non accessibile«.
Conclusioni
»Questo non è progresso. Non è cultura. Non è futuro. È esclusione. È indifferenza. È silenzio istituzionale. E allora, mentre la città si prepara a raccontarsi al Paese come modello di cultura, arte e innovazione, noi ricordiamo una cosa semplice: non c’è cultura dove non c’è accessibilità. Non c’è futuro dove qualcuno resta indietro. Non c’è dignità senza ascolto«.