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Le critiche

L'Aquila, accuse social: l'Università difende il docente di Anestesiologia e Rianimazione

«Le foto, fatte circolare sulle piattaforme social, e l’accostamento di quelle foto a testi che falsificano il contenuto della lezione del professore costituiscano una rappresentazione parziale e fuorviante della realtà dei fatti»

Franco Marini Angeli
Franco Marini Angeli
di Redazione L'Aquila
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L'AQUILA. Dopo gli attacchi e le critiche all'Università degli studi dell'Aquila arrivati da alcune piattaforme social, sulla lezione universitaria tenuta in aula dal professore Franco Marinangeli, l'Ateneo del capoluogo abruzzese ha voluto dire la sua difendendo l'operato dal docente di Anestesiologia e Rianimazione.

Per l'Università «la lezione svolta dal professore Franco Marinangeli conteneva riferimenti al progetto "Abruzzo 2020 Sanità Sicura”, un accordo di cooperazione sociosanitaria avviato tra la Regione Abruzzo e lo Stato di Israele più di dieci anni fa e conclusosi nel 2016, nell’ambito della riorganizzazione della rete regionale abruzzese di emergenza-urgenza, tema pertinente con le materie di insegnamento del corso, denominato "Maxiemergenze". Quell’accordo fu firmato nel 2013 a Roma dall’allora presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, e dal premier israeliano, tutt’ora in carica, Benjamin Netanyahu, alla presenza dell’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta. Il progetto nacque e si sviluppò in un contesto politico internazionale completamente diverso da quello attuale. Le foto e le slides proiettate in aula dal prof. Marinangeli si riferivano unicamente a quell’accordo».

Poi l'Università aggiunge: «Nella slide riportata in alcune immagini si fa riferimento a “territori occupati”. Con questa definizione il professore Franco Marinangeli intendeva riferirsi ai territori occupati da Israele in modo “illegale” secondo quanto riportano le risoluzioni 242 e 2334 delle Nazioni Unite. Pertanto, raccolte le segnalazioni e gli elementi a disposizione, riteniamo che le foto, fatte circolare sulle piattaforme social, e l’accostamento di quelle foto a testi che falsificano il contenuto della lezione del professore costituiscano una rappresentazione parziale e fuorviante della realtà dei fatti».