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di Redazione L'Aquila

L'AQUILA. "Zittita", il melologo della scrittrice e giornalista aquilana, Monica Pelliccione, approda al Festival di Monza.
L'opera contro la violenza sulle donne aprirà domani, 14 ottobre, al Teatro di corte di Villa Reale, la VII edizione del Festival poesia e arti di Monza.
La tre giorni dal titolo "Rompere il silenzio", dedicata alla prevenzione e al contrasto alla violenza sulle donne, con la direzione artistica di Antonetta Carrabs ed Elisabetta Motta, è organizzata dalla Casa della poesia, con il patrocinio del Comune di Monza, della Reggia Monza, del Parco letterario Regina Margherita, del Parco regionale Valle del Lambro, dell'associazione I parchi letterari e del Festival di poesia e arte di Monza.
Il melologo "Zittita", tratto dall'opera di Monica Pelliccione, con l'adattamento e la regia di Rossella Spinosa e Sonia Grandis, è andato in scena in diversi teatri italiani: dopo debutto in prima nazionale, il 19 novembre 2022, alla Pinacoteca Civica di Como nell'ambito del Festival del melologo, e diverse repliche nei teatri della zona, l'opera è stata rappresentata a Sondrio, all'Aquila, nel 2023, nell'ambito di una manifestazione dedicata a Giulia Cecchettin, a Milano, il 24 febbraio di quest'anno, al Festival di musica contemporanea degli amici del Loggione del Teatro della Scala e a Cecina, il 17 maggio scorso, al palazzetto dei congressi per la rassegna "Note al Meriggio".
Il testo, che ha ricevuto importanti riconoscimenti a livello nazionale e internazionale, tratteggia i contorni di un capo-padrone, animato da smani di possesso e sete di dominio, che fa proprio il ricatto morale per alimentare la nevrosi del suo ego, forte della posizione di predominio che riveste.
Un testo che pone lo sguardo sul mondo femminile, rappresentato in tutta la sua fragilità, in antitesi alla forza che deriva dai soprusi subìti nella sfera sentimentale, come in ambito professionale. Il titolo è emblematico di una condizione di inferiorità sociale che, nonostante le battaglie di rivendicazione dei diritti e posizioni nella scala gerarchica, caratterizza ancora il mondo del lavoro e condiziona i rapporti interpersonali tra uomo e donna.
Il racconto si snoda sulla traccia di una narrazione cruda, intrisa di violenza e soprusi, perpetrati in modo subdolo e meschino tra le mura di un ufficio: un’opera fuori dalle righe, incisiva ed efficace nella sintesi di un dramma che si tramuta in violenza psicologica e in un esercizio improprio del potere, tipico di una certa gerarchia maschilista.