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Cultura

Il centenario, per "Fabio Mauri. Gli anni dell’Aquila" la mostra a cura di Maurizio Cattelan e Marta Papini

Dopo quasi trent’anni, inoltre, viene presentata "Che cosa è il fascismo", una delle performance più emblematiche dell’artista. L'esposizione dal 26 settembre al 24 gennaio 2027

Il centenario, per "Fabio Mauri. Gli anni dell’Aquila" la mostra a cura di Maurizio Cattelan e Marta Papini
di Redazione L'Aquila
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L’AQUILA. "Fabio Mauri. Gli anni dell’Aquila", a cura di Maurizio Cattelan e Marta Papini, è la mostra a cura del Comune dell’Aquila e realizzata dal Maxxi, Museo nazionale delle arti del XXI secolo, tra i progetti più attesi nell’ambito dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026.

L’esposizione rende omaggio, nel centenario della nascita, a Fabio Mauri - artista, scrittore e intellettuale tra le figure più radicali del secondo Novecento - ed è in programma al Maxxi L’Aquila dal 26 settembre al 24 gennaio 2027

La presentazione

In occasione dell’apertura, sabato 26 settembre alle ore 17.30, si terrà inoltre la straordinaria presentazione, dopo quasi trent’anni, della performance Che cosa è il fascismo. Festa in onore del generale Ernst von Hussel di passaggio per Roma (1971), all'Istituto Istruzione Superiore “Amedeo D’Aosta” all’Aquila.

La performance, realizzata in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila con la regia di Giancarlo Gentilucci, ricostruisce i Ludi Juveniles fascisti ai quali Fabio Mauri aveva assistito dodicenne a Firenze nel 1938, in occasione della visita di Hitler: attorno a un grande tappeto rosso con al centro la svastica, giovani in divisa eseguono saggi ginnici, esercizi di scherma, sbandieramenti e inni di regime. Il pubblico è parte integrante dell’azione, disposto su tribune nere suddivise secondo le categorie sociali fasciste; il coinvolgimento diretto degli spettatori annulla progressivamente la distanza tra rappresentazione e realtà: il pubblico non osserva semplicemente, ma diventa complice della macchina del regime.Ad anticipare i temi della mostra è il manifesto scelto dai curatori: il profilo monumentale di un’aquila si staglia su una parata militare nazista, in un’immagine d’archivio che intreccia memoria storica e politica.La composizione celebra l’esibizione del potere e la sua forza di attrazione, innescando cortocircuiti etici e semantici. L’aquila, rappresentata come monumento ideologico, si sovrappone e risuona con il nome della città, trasformando il manifesto stesso in un dispositivo critico: non illustra la mostra, ma ne anticipa le tensioni, chiamando in causa il modo in cui simboli e immagini possono orientare lo sguardo, costruire appartenenze e trasformare la memoria, evocando la pratica di Fabio Mauri.

L'idea

Il progetto riafferma così la forza critica e l’attualità della ricerca di Mauri, mettendo al centro alcuni dei nuclei che hanno attraversato tutta la sua opera: la fascinazione esercitata dalle ideologie, la costruzione del consenso, il rapporto tra rappresentazione e realtà. Lo fa a partire dal legame profondo instaurato dall’artista con L’Aquila, città nella quale dal 1979 al 1999 ha insegnato Estetica della Sperimentazione all’Accademia di Belle Arti.«Con questa mostra L’Aquila compie un gesto di riconoscenza verso Fabio Mauri, che ha dato molto alla città in qualità di artista, intellettuale e docente - dichiara Pierluigi Biondi, sindaco dell’Aquila -. Grazie a Maurizio Cattelan e Marta Papini, viene celebrata la sua ricerca artistica e il ruolo che ha avuto nella formazione di generazioni di studenti e della città».«Al Maxxi L'Aquila abbiamo accolto con entusiasmo l’idea dei curatori di celebrare Fabio Mauri nel centenario della nascita e di farlo proprio nella città che è stata parte attiva del suo percorso creativo - dichiara Maria Emanuela Bruni, presidente della Fondazione Maxxi -. Il museo riveste così, ancora una volta, la funzione di luogo capace di promuovere una profonda rilettura del passato alla luce del presente».Maurizio Cattelan e Marta Papini aggiungono: «Una performance non si ripete mai davvero: si possono rifare i gesti, le parole, gli oggetti, ma il pubblico è cambiato e soprattutto è cambiato il mondo intorno. Rimettere in scena Che cosa è il fascismo significa farla incontrare con un tempo diverso e costringerci a leggerla anche attraverso ciò che sta succedendo oggi».

La mostra

La disposizione delle opere all’interno degli spazi di Palazzo Ardinghelli non segue un ordine cronologico o filologico, ma si articola come una sequenza di immagini che si sedimentano nella mente del visitatore attraverso associazioni visive, risonanze e contrasti.Fulcro della mostra è Io sono un ariano, ultimo progetto editoriale di Fabio Mauri, pubblicato nell’anno della sua scomparsa. Composto quasi interamente da immagini, «una filiera di idee nate come successione di altre», il volume assume la forma di un diario visivo in cui l’artista sembra affermare «Io ho fatto, sul serio, esperienza della vita» come riportato nell’introduzione del libro.La presenza integrale del libro crea così un’esperienza, non solo attraverso le opere, ma anche nella vita stessa di Fabio Mauri. L’allestimento trae ispirazione proprio da questa grande partitura visiva e dalla sua dimensione confessionale e autobiografica.

Sebbene concepite tra i venti e i cinquant’anni fa, le opere in mostra si confrontano con temi di grande attualità: la posizione ambigua e di confine dell’Europa, luogo «non più di idillio che di sterminio, perfettamente idonea a entrambi» nelle parole dell’artista; il rapporto tra arte e politica; la memoria e le rimozioni delle atrocità della guerra; l’espiazione di colpe individuali e collettive; il fascino persuasivo e fatale dell’ideologia fascista e non solo.Ogni opera mette il pubblico in una posizione scomoda, rendendolo al tempo stesso testimone e complice degli orrori e degli oblii della Storia.Accanto alle opere scultoree e installative – come Muro d’Europa / La barca (1979), Entartete Kunst (1985), la serie Arierwiege (1995) e La resa (2002) – il progetto accoglie due performance emblematiche della ricerca di Mauri: Che cosa è il fascismo. Festa in onore del generale Ernst von Hussel di passaggio per Roma (1971), riportata in scena dopo quasi trent’anni, e Che cosa è la filosofia. Heidegger e la questione tedesca. Concerto da tavolo (1989), presentata l’ultima volta nel 2012 a dOCUMENTA (13).In un presente segnato da conflitti e tensioni ideologiche, il lavoro di Fabio Mauri riafferma la propria urgenza e assume unforte valore simbolico e civile, interrogando il ruolo dell’immagine come strumento di potere e persuasione, e la responsabilità dello spettatore di fronte alla Storia.La figura di Fabio Mauri sarà inoltre protagonista a febbraio 2027 della grande retrospettiva al MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna, Fabio Mauri. Convincimi della morte degli altri capisco solo la mia. Opere e azioni 1942-2009.