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Fosse Ardeatine, studenti di Avezzano ricordano Vittorio Marimpietri: memoria viva tra storia e coscienza

Un alunno racconta: non è stata una semplice commemorazione

Fosse Ardeatine, studenti di Avezzano ricordano Vittorio Marimpietri: memoria viva tra storia e coscienza
di Pino Veri
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AVEZZANO. Una delegazione della città di Avezzano si è recata a Roma alle Fosse ardeatine in occasione dell’ormai nota ricorrenza nel ricordo dell’Avezzanese Vittorio Marimpietri. Lo scrive uno studente del liceo classico Torlonia ad Abruzzo Daily: «Avezzano, memoria viva: gli studenti della IV D sulle tracce di Vittorio Marimpietri. Non è stata una semplice commemorazione. È stata, piuttosto, una restituzione. Una restituzione di voce, di volto, di umanità a uno dei 335 martiri delle Fosse Ardeatine, Vittorio Marimpietri, figlio di questa terra e, da oggi, ancora più profondamente parte della coscienza collettiva della città. Il 24 marzo, gli studenti della classe IV D del Liceo Classico “Alessandro Torlonia”, accompagnati dalle docenti Emanuela Mastroddi e Palmira D’Alessandro, si sono recati alla cerimonia di commemorazione dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. Una presenza carica di significato: proprio lì, in quel luogo, Vittorio Marimpietri fu ucciso. Essere presenti non era dunque un gesto simbolico, ma il naturale approdo di un percorso di studio e ricerca che ha preso forma nel corso dell’anno e che è confluito in elaborati scolastici dedicati alla sua figura. Il lavoro, sviluppato con il supporto dell’AUSER di Avezzano – in particolare Laura Mancini, Gino Vivio e il presidente Maurizio Sacchetto – e sostenuto dalle istituzioni locali, grazie anche all’impegno dell’assessore Alessandro Pierleoni (che è stato presente con tanto di fascia comunale ndr), che si è adoperato affinché Avezzano fosse lì, ha portato gli studenti a ricostruire una biografia frammentaria, fatta di documenti, ma anche di silenzi. Non semplici spettatori, dunque, ma testimoni attivi, chiamati a dare coerenza a una storia dispersa. La mattinata si è svolta in un clima di composta solennità, scandito dalla presenza delle istituzioni e dal valore simbolico del gonfalone cittadino. Ma il momento più intenso è arrivato alla fine, quando i nomi dei 335 martiri sono stati pronunciati uno ad uno. Lenti, distinti, necessari. Non più un elenco, ma una successione di presenze. Ed è lì che il lavoro di ricerca ha incontrato la realtà. Quando è stato pronunciato il nome di Vittorio Marimpietri, il brivido è stato inevitabile. Quel nome non era più soltanto oggetto di studio, ma voce restituita, vita riconosciuta. Un nome legato a un volto, a una storia ricostruita, e ora anche a un luogo preciso, quello della sua morte. Vittorio emerge così nella sua essenzialità: partigiano e, insieme, autore di fiabe per bambini sulla rivista Il Pupazzetto; reduce dalla campagna di Russia, segnato nel corpo ma non nello spirito; uomo capace di portare in salvo un compagno e, allo stesso tempo, di scrivere parole leggere in mezzo alla guerra. Accanto a lui, Carla Angelini, compagna nella vita, nella lotta e nella prigionia. Dalla sua lettera dal carcere di Regina Coeli, pochi giorni prima della morte, resta una testimonianza limpida: «Il fisico è sofferente, ma lo spirito è sanissimo e fortissimo come non mai». E ancora: «In alto il cuore, è primavera!» Parole essenziali, che non cercano effetto, ma restituiscono una forza interiore rara. Fino a quella sintesi estrema: «Nel rischio la morte, ma la vita nel rischio».

Il suo nome resterà inciso tra i 335 delle Fosse Ardeatine. In quel momento, tra la voce che leggeva e il silenzio che seguiva ogni nome, la distanza tra passato e presente si è annullata. La presenza delle istituzioni ha reso ancora più concreta questa percezione: non una formalità, ma il segno di una continuità tra lo Stato per cui Vittorio ha combattuto e i cittadini di oggi. Per molti studenti, è stata anche la prima esperienza diretta di questo senso di istituzione, spesso percepito come distante e invece improvvisamente vicino»