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Ambiente

Coldiretti denuncia: "Nel Fucino manca l'acqua"

Il presidente: "Necessario elevare il livello della politica di gestione dell’acqua irrigua, anche attraverso una cabina di regia regionale"

Una foto che evidenzia la carenza d'acqua
Una foto che evidenzia la carenza d'acqua
di Pino Veri
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AVEZZANO. Crisi per l’agricoltura, mentre altrove ci sono alluvioni a Fucino, “orto d’Italia manca l’acqua. Semine rallentate e gestione dell’acqua irrigua sempre più critica”. È questo il quadro tracciato dal direttore di Coldiretti L’Aquila, Domenico Roselli, che richiama l’urgenza di una programmazione strutturata per evitare nuove emergenze nel comparto agricolo del Fucino.

«Quella che stiamo vivendo – dice il direttore – è una primavera che stenta a decollare, con la conseguenza che l’agricoltura fucense sta già subendo ritardi nella programmazione e nelle semine, le cui tempistiche, rispetto agli ultimi cinque anni, si sono dilatate. Tuttavia, proprio l’esperienza degli ultimi anni, caratterizzati dall’aumento delle temperature medie e dal maggiore fabbisogno idrico delle coltivazioni orticole, rende necessaria una programmazione guidata. I temi che, di fatto, diventano obiettivi e che ogni anno ci troviamo ad affrontare sono, più o meno, i medesimi che hanno caratterizzato gli ultimi anni: scarsità d’acqua nei canali del Fucino per l’irrigazione; esigenza di rispettare le norme sul deflusso minimo vitale della fauna nei corsi d’acqua; salvaguardia dei livelli delle falde; tutela della produzione di cibo rispetto alle altre attività produttive. La strada di una programmazione seria – sottolinea – può consentire di perseguire contemporaneamente questi obiettivi, qui sinteticamente richiamati».

Secondo Roselli, l’esperienza di questi anni dimostra che una programmazione tempestiva consente agli imprenditori agricoli del Fucino di organizzarsi ed evita che le delibere comunali – concordate in passato sui tavoli della Prefettura – subiscano pressioni sui sindaci, spesso sensibili alle richieste dei propri cittadini agricoltori, che tendono a chiedere deroghe per irrigare in determinati periodi, si spiega.

Allo stesso modo, le delibere comunali, se non sono accompagnate da controlli efficaci sul rispetto degli orari di “fermo irriguo”, rischiano di generare dinamiche competitive nell’accaparramento dell’acqua, tali da vanificare gli obiettivi. Senza che si dimentichino i momenti di tensioni che di notte si sono, in taluni casi, manifestati fra agricoltori. E altrettante tensioni che si sono manifestate fra il mondo agricolo e il mondo ambientalista.

«Dinanzi a tutto ciò – aggiunge il presidente di Coldiretti L’Aquila Alfonso Raffaele – è necessario elevare il livello della politica di gestione dell’acqua irrigua, anche attraverso una “cabina di regia regionale” che definisca una strategia condivisa e la sostenga con adeguate attività di controllo. In assenza di tali interventi, nonostante le condizioni climatiche di questi giorni non facciano presagire scenari di siccità, ci ritroveremo ancora una volta a invocare interventi emergenziali da parte del Consorzio di Bonifica, chiamato a immettere acqua nei canali attingendo ai pozzi. Una soluzione che ha limiti evidenti e che riguarda tutti e non può essere addossata al Consorzio di Bonifica. Occorre intervenire rapidamente», conclude il presidente.