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di Pino Veri

PESCARA. Si è concluso con una fumata nera l’incontro decisivo per la vertenza 3G di Sulmona, lasciando senza soluzione la crisi che coinvolge il sito produttivo peligno.
L'azienda ha confermato la chiusura della sede locale, stabilendo che dal prossimo 3 giugno 160 lavoratori saranno obbligati al trasferimento negli uffici di Pescara. Nonostante il tentativo di mediazione delle sigle sindacali, la proprietà non ha concesso alcuna apertura su ammortizzatori sociali o soluzioni alternative, spostando ora l'asse del confronto a Roma.
Il muro dell'azienda e il nodo dei trasferimenti
Durante il faccia a faccia, i vertici della 3G hanno ribadito l'impossibilità di mantenere operativa la sede di Sulmona, citando ragioni di ottimizzazione logistica e produttiva. La decisione di spostare l'intera forza lavoro a Pescara rappresenta un duro colpo per l'economia del territorio e per la sostenibilità quotidiana dei dipendenti, molti dei quali risiedono nell'area peligna e si troverebbero ad affrontare costi e tempi di percorrenza insostenibili.
Sindacati in rivolta: si prepara la mobilitazione
Le organizzazioni sindacali hanno espresso profonda insoddisfazione per l'esito del tavolo, parlando di un atteggiamento aziendale di totale chiusura. Di fronte a questo scenario, i rappresentanti dei lavoratori hanno annunciato l'avvio di una fase di lotta dura, con assemblee e manifestazioni volte a sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni nazionali.
La vertenza si sposta nella Capitale
Con il fallimento della trattativa a livello locale, le speranze sono ora riposte nel tavolo ministeriale che verrà convocato a Roma. In quella sede, i sindacati chiederanno un intervento diretto del Governo per verificare la solidità del piano industriale e per cercare tutele che evitino un pendolarismo forzato o la perdita di posti di lavoro. La chiusura di Sulmona rimane, al momento, una ferita aperta nel tessuto industriale abruzzese.