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Poggiofiorito, sindaco rinviato a giudizio con l'accusa di falso ideologico

Il primo cittadino contesta le accuse sulle ordinanze antisansificio. Altre sei persone dovranno rispondere dell'accusa di aver attestato il falso

Remo D'Alessandro
Remo D'Alessandro
di Luca Di Renzo
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CHIETI. Falso ideologico e gestione delle emergenze ambientali: è questo il binario su cui si muove il rinvio a giudizio per il sindaco di Poggiofiorito, Remo D’Alessandro, coinvolto in una complessa vicenda giudiziaria legata a un sansificio situato a breve distanza dal centro abitato. Insieme al primo cittadino, altre sei persone dovranno rispondere dell'accusa di aver attestato il falso in merito alla presenza di esalazioni e fumi molesti.

​La difesa di Remo D’Alessandro emerge con forza attraverso una nota ufficiale in cui rivendica la legittimità del proprio operato a tutela della salute pubblica. Il sindaco sottolinea come le due ordinanze di necessità e urgenza fossero state adottate a seguito di numerose segnalazioni dei cittadini e di un comitato di residenti, oltre che supportate da pareri della Asl e della Regione.

Secondo la ricostruzione del primo cittadino, lo stabilimento emetterebbe sostanze quali monossido di carbonio e carbonio organico totale, con picchi che avrebbero superato i limiti di legge.

​Al centro del contrasto processuale vi sono i rilievi effettuati da Arpa e carabinieri forestali. Se per la Procura tali accertamenti smentirebbero l'esistenza di miasmi nei giorni indicati, il sindaco evidenzia una sfasatura temporale tra i controlli e l'efficacia degli atti amministrativi.

Viene inoltre citato il pronunciamento del Tar Pescara e del Consiglio di Stato, che in sede amministrativa avevano ritenuto legittimi i provvedimenti sindacali. La società che gestisce l'impianto, nel frattempo, si è costituita parte civile richiedendo il ristoro dei danni. Il sindaco, richiamando lo spirito di Ignazio Silone, ha ribadito la volontà di difendere la dignità della sua comunità contro ogni sopruso ambientale.