Abruzzo Daily

Logo
Logo
Il caso

Morte del lancianese Andrea Prospero, in aula a Perugia la criminologa Bruzzone

La consulente della famiglia del giovane morto suicida ha sostenuto il ruolo fondamentale del 19enne romano accusato di istigazione o aiuto al suicidio

Andrea Prospero
Andrea Prospero
di Andrea Rapino
2 MINUTI DI LETTURA

PERUGIA. È ripreso oggi  11 settembre il processo alla Corte d’assise di Perugia per la morte di Andrea Prospero, il 19enne di Lanciano trovato senza vita il 29 gennaio 2025 in un B&B del centro storico del capoluogo umbro.

Prospero, studente di Informatica, non dava notizie di sé dal 24 gennaio. Cinque giorni più tardi è stato ritrovato senza vita, a causa dell’assunzione di un mix di benzodiazepine e ossicodone.Per la morte del giovane lancianese un 19enne romano è accusato di istigazione o aiuto al suicidio: avrebbe intrattenuto con Prospero un rapporto di amicizia virtuale attraverso Telegram e, secondo l’accusa, avrebbe contribuito a rafforzare i propositi suicidari di Prospero.

In aula è intervenuta oggi la criminologa Roberta Bruzzone, consulente della famiglia Prospero. Per la criminologa l’imputato Emiliano Volpe, con il quale Andrea rimase in contatto in chat fino alla fine, è stato «determinante». Secondo Bruzzone «se nel momento di uccidersi Prospero avesse ricevuto un’indicazione contraria da parte dell’imputato, si sarebbe fermato e avrebbe chiesto aiuto. Ma questo non è avvenuto».

«Raramente mi sono imbattuta in un compendio probatorio così chiaro, univoco e inequivocabile rispetto all’influenza esercitata dall’imputato proprio nel momento in cui Andrea decide di compiere il gesto finale», ha sottolineato la consulente della famiglia Prospero, secondo la quale il giovane accusato avrebbe «compreso fin dall’inizio che Prospero nutriva nei suoi confronti una sorta di idealizzazione, che lo considerava un punto di riferimento».«Andrea era un ragazzo poco incline a instaurare rapporti diretti e in presenza. Il suo mondo relazionale», ha spiegato Bruzzone, «era costituito prevalentemente da contatti digitali, che evidentemente gli offrivano una forma di protezione rispetto all'ansia sociale e al confronto con gli altri».

La criminologa ha sostenuto come il 19enne romano abbia trattato «ripetutamente, nei dialoghi intercorsi dall’estate del 2024 in poi, il tema della morte. È esperto nel maneggiare sostanze psicotrope e quando fornisce determinate indicazioni impartisce delle vere e proprie istruzioni, non pronuncia delle semplici battute».La difesa del diciannovenne romano, attraverso due consulenze tecniche, una di natura medico-legale e psichiatrica e l’altra tossicologica, contesta invece l’esistenza di un nesso causale tra le conversazioni online e il gesto compiuto dal giovane lancianese. Anche nell’udienza odierna, come nelle precedenti, in aula sono stati presenti i familiari di Andrea Prospero.