La cerimonia
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di Luca Di Renzo

CHIETI. Ieri, 29 maggio, la moglie di Domenico Racanati, il pescatore ancora disperso nel tragico crollo del ponte sul fiume Trigno, ha lanciato un nuovo disperato appello inviando una lettera aperta a Roma.
La donna si è rivolta direttamente al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alla premier Giorgia Meloni per chiedere con forza il proseguimento senza sosta delle operazioni di perlustrazione e soccorso, temendo che i riflettori dei media e delle istituzioni possano spegnersi definitivamente sulla tragedia.
L'accorato appello a Sergio Mattarella e Giorgia Meloni
La lettera inviata a Palazzo Chigi e al Quirinale rappresenta l'ultimo, straziante tentativo di una famiglia che da mesi vive in un limbo di dolore insostenibile. La consorte di Domenico Racanati ha espresso la profonda frustrazione per una macchina dei soccorsi che rischia di rallentare a causa delle crescenti difficoltà operative sul campo.
«Chiedo al Presidente Mattarella e alla premier Meloni di mettersi nei miei panni. Non posso piangere mio marito e non posso dargli una degna sepoltura. Vi prego, non lasciateci soli e fate continuare le ricerche con ogni mezzo disponibile», si legge nel testo diffuso dai legali della famiglia.
Le ricerche dei Vigili del Fuoco nell'alveo del Trigno
Le operazioni di recupero, coordinate dai Vigili del Fuoco e supportate dai nuclei subacquei e speleo-alpino-fluviali, non si sono mai formalmente interrotte, ma l'area del disastro presenta criticità estreme. L'alveo del fiume Trigno è attualmente ostruito da enormi blocchi di cemento armato e detriti strutturali derivanti dal collasso del viadotto. Le correnti stagionali e le condizioni meteo instabili complicano ulteriormente la perlustrazione dei fondali, rendendo ogni immersione ad alto rischio per gli stessi operatori.
L'inchiesta della Procura e le responsabilità sul viadotto
In parallelo alle attività sul campo, prosegue senza sosta l'inchiesta giudiziaria aperta dalla Procura della Repubblica. Il fascicolo d'indagine ipotizza i reati di crollo colposo e omicidio colposo. I magistrati hanno già disposto il sequestro di tutta la documentazione tecnica relativa ai vecchi interventi di manutenzione dell'infrastruttura e ai monitoraggi strutturali eseguiti negli ultimi anni. La comunità locale e i familiari del disperso chiedono a gran voce che venga fatta piena luce sulle cause del cedimento e che i responsabili siano assicurati alla giustizia.