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Fa discutere

Critico d'arte presenta un esposto in Procura sull’autenticità del Guerriero di Capestrano

Gianluigi Consorte sostiene una tesi a dir poco sconvolgente sulla genesi dell'opera che rappresenta uno dei simboli della regione: gli elementi contrastanti

L'opera
L'opera
di Luca Di Renzo
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CHIETI. Il Guerriero di Capestrano, simbolo iconico dell’Abruzzo e della scultura italica, finisce al centro di una bufera giudiziaria che scuote il mondo dell’archeologia. Il critico d’arte Gianluigi Consorte ha ufficialmente depositato un esposto presso la Procura della Repubblica dell’Aquila, sollevando pesanti dubbi sull’originalità del reperto conservato al Museo archeologico nazionale di Chieti.

La tesi

Secondo la tesi sostenuta da Consorte, la statua non sarebbe un capolavoro del VI secolo a.C., bensì un falso storico realizzato durante il ventennio fascista per alimentare la retorica della forza italica.

Forme e resa anatomica

​L'analisi presentata punta l’accento su presunte anomalie stilistiche, come la forma del cappello e la resa anatomica, ritenute incompatibili con i canoni dell’epoca preromana.

L’identità culturale della regione

Il Ministero della Cultura e la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio si trovano ora a dover rispondere a quesiti che mettono in discussione l’identità culturale di un’intera regione.

Comunità scientifica sgomento

Al momento, la comunità scientifica resta divisa, in attesa che la magistratura disponga eventuali perizie tecniche sui materiali e sulle tecniche di lavorazione della pietra per fare definitivamente luce sul mistero del Guerriero.