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Tribunale

Confermata in appello la condanna a 22 anni per l'omicidio di Carolina D'Addario

La Corte d'appello dell'Aquila ha ribadito la sentenza di primo grado per Flavio Meo, reo confesso del delitto della sarta di Gissi

Confermata in appello la condanna a 22 anni per l'omicidio di Carolina D'Addario
di Redazione Chieti
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CHIETI. La Corte d'appello dell'Aquila ha confermato la condanna a 22 anni di reclusione per Flavio Meo, il responsabile dell'omicidio di Carolina D'Addario, l'anziana sarta di Gissi di 84 anni. La sentenza, giunta dopo poco più di un'ora di camera di consiglio nella giornata di oggi 24 aprile, ha riconosciuto il colpevole di omicidio aggravato e rapina, ratificando quanto già stabilito nel precedente grado di giudizio per i fatti avvenuti il 23 dicembre 2023.

​Il delitto si era consumato nell'abitazione della donna, nota a tutti in paese come Nelluccia, durante l'antivigilia di Natale. Secondo la ricostruzione processuale, Meo si era introdotto nella casa della vittima con l'intento di compiere un furto, riuscendo a sottrarre denaro e gioielli. L'anziana era stata colpita da una singola coltellata letale, sferrata con una lama da 22 centimetri.

In un primo momento, le circostanze del decesso avevano fatto ipotizzare una morte naturale, ma il sospetto era nato grazie all'intuizione di un addetto delle pompe funebri, che aveva notato la ferita sul corpo della donna durante la preparazione della salma.

​Le indagini dei carabinieri erano state fulminee. A incastrare il colpevole erano state le telecamere di sorveglianza della zona, che avevano ripreso l'uomo mentre attraversava le vie del centro con l'arma ancora in pugno. Successivamente, Flavio Meo aveva scelto di collaborare con gli inquirenti, portandoli al ritrovamento del coltello in un fosso e della refurtiva sottratta.

​Nonostante la conferma della pena, la battaglia legale non sembra conclusa. L'avvocato difensore, Luigi Masciulli, ha infatti già annunciato il ricorso in cassazione. Presenti in aula i familiari della vittima, che attendevano la conferma della responsabilità penale per la tragica scomparsa della loro cara