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Il caso

Andrea Costantini, scaduta la proroga per la perizia sul corpo: attesa per la relazione del medico legale

Il compito dell'anatomopatologo si preannuncia complesso a causa dell'avanzato stato di decomposizione del cadavere

Andrea Costantini
Andrea Costantini
di Redazione Chieti
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CHIETI. Scadono oggi, giovedì 14 maggio, i 30 giorni di proroga concessi al professor Cristian D'Ovidio per depositare la relazione medico-legale decisiva per le indagini sulla morte di Andrea Costantini, il macellaio di 38 anni trovato senza vita il 15 settembre 2025 in una cella frigo del supermercato di Termoli dove lavorava.

L'esame autoptico, eseguito lo scorso 14 gennaio dopo la riesumazione della salma, punta a fare chiarezza su un caso inizialmente archiviato come suicidio dalla Procura di Larino, ma riaperto grazie alla tenacia della famiglia che sospetta un omicidio.

Il compito dell'anatomopatologo si preannuncia complesso a causa dell'avanzato stato di decomposizione del cadavere, che rende difficile l'individuazione di ecchimosi o lesioni superficiali.

Tuttavia, l'attenzione è focalizzata sulle fotografie scattate dal padre della vittima nella camera mortuaria subito dopo il ritrovamento. In quegli scatti sarebbero evidenti profondi segni sul collo, compatibili con uno strangolamento, e due ferite al torace inferte da un coltello.

Proprio su questi elementi si concentra la speranza dei genitori, Lidia e suo marito, che non hanno mai accettato la tesi del gesto volontario. «Mi aspetto che il professor D'Ovidio abbia scritto cose veritiere che ci permettano di risalire alla verità su tutto quello che è successo a nostro figlio», ha dichiarato la madre di Andrea.

Oltre alla perizia necroscopica, resta aperto il nodo dei reperti mai analizzati. Gli abiti che il trentottenne indossava il giorno del decesso sono stati recuperati dai familiari e non sono mai stati sottoposti a esami scientifici, così come non è mai stata individuata con certezza l'eventuale arma del delitto. L'ostinazione dei legali e la pressione mediatica hanno trasformato un caso «chiuso» in un'inchiesta per omicidio che attende oggi una svolta scientifica determinante.

«Non potevamo immaginare di dover compiere un percorso così lungo per avere giustizia», ha commentato il padre, sottolineando il dolore di una famiglia che da mesi combatte contro quella che ritengono una frettolosa e dolosa liquidazione del caso. La relazione del perito stabilirà se il fascicolo potrà procedere verso l'individuazione di responsabili o se il mistero della cella frigo di Termoli sia destinato a rimanere tale.