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Calcio: il caso

Chieti, la lettera aperta dei calciatori

Hanno rotto il silenzio con un testo indirizzato al Dipartimento Interregionale, ai tifosi e più generalmente all'intera città

Un incontro dei giorni scorsi fra squadra e tifoseria
Un incontro dei giorni scorsi fra squadra e tifoseria
di Stefano Recanati
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CHIETI. Hanno aspettato qualche giorno prima di parlare. Volevano farlo a mente fredda, lontano dall'amarezza bruciante del verdetto. I calciatori del Chieti hanno rotto il silenzio con una lettera aperta indirizzata al Dipartimento Interregionale, ai tifosi e all'intera città. Un testo misurato, che non contesta la penalizzazione inflitta dalla Corte Federale d'Appello - undici punti che hanno fatto precipitare la squadra nelle zone basse della classifica, condannandola alla retrocessione - ma che mette sotto accusa con forza i tempi e i modi con cui quella sentenza è arrivata.

La lettera

«Abbiamo scelto di prenderci qualche giorno di silenzio», si legge nella lettera, «perché dopo il verdetto finale l'amarezza avrebbe potuto portarci a pronunciare parole dettate più dalla delusione che dalla lucidità». I giocatori spiegano che non è la sanzione in sé a ferirli, ma l'impossibilità in cui si sono trovati di difendersi sul campo. Prima i play-out contro la Recanatese erano stati rinviati, poi negati del tutto. La penalizzazione, giunta a campionato ormai concluso, li ha privati di quella chance. Da qui l'appello al Dipartimento Interregionale: che le indagini sul materiale fornito dalle società vengano chiuse, già dalla prossima stagione, entro una data compatibile con il regolare svolgimento del campionato. Le ultime righe della lettera sono per i tifosi. Un abbraccio collettivo, carico di gratitudine, rivolto a chi non li ha mai abbandonati. «Avete compreso le nostre difficoltà e ci siete rimasti accanto, facendoci sentire costantemente il vostro affetto e il vostro calore». E poi la chiosa, amara ma affettuosa: «Voi, la città di Chieti e il Chieti F.C. 1922 non meritate tutto questo. Vi auguriamo il meglio, con la speranza di rivedervi presto dove meritate di stare».