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In tribunale

Calcestruzzo “non conforme”, imprenditori teramani a processo anche per il reato di crollo

La Corte d’Appello dell’Aquila accoglie il ricorso: contestato anche il rischio di cedimento dell’edificio

Calcestruzzo “non conforme”, imprenditori teramani a processo anche per il reato di crollo
di Redazione Teramo
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TERAMO. Dovranno rispondere anche del reato di crollo Mauro e Danilo Di Sabatino, rappresentanti della Di Sabatino Fratelli S.r.l., già imputati nel processo relativo alla presunta fornitura di calcestruzzo qualitativamente inferiore rispetto a quello pattuito per una costruzione privata antisismica in località Forcella, destinata ad accogliere anche persone con disabilità.

I due sono attualmente sotto processo per frode in commercio continuata e aggravata e, per quanto riguarda la responsabilità dell’ente, per l’illecito amministrativo relativo ai delitti contro l’industria e il commercio, contestato “per aver tratto un vantaggio consistente nel conseguimento del corrispettivo per le forniture di calcestruzzo di qualità nettamente inferiore a quella concordata”.

Il gip aveva escluso il reato di crollo

Il pubblico ministero Silvia Scamurra aveva chiesto il rinvio a giudizio anche per il reato di crollo, contestando ai due imputati di aver posto in essere “atti diretti a cagionare il crollo dell’edificio in corso di costruzione”.

Il gip Lorenzo Prudenzano aveva però escluso quel capo d’imputazione dal decreto che disponeva il giudizio. Decisione contro cui la Procura aveva presentato appello.

La decisione della Corte d’Appello

La Corte d’Appello dell’Aquila, presieduta dal giudice Bruno Scicchitano, ha accolto il ricorso della Procura, riformando la sentenza di non luogo a procedere e disponendo il rinvio a giudizio dei due imputati anche per il reato di crollo.

Secondo quanto riportato nel provvedimento, gli imputati avrebbero compiuto “atti diretti a cagionare il crollo dell’edificio in corso di costruzione”, evento che non si sarebbe verificato “per cause indipendenti dalla condotta degli indagati”.

L’inchiesta partita dalla denuncia dei committenti

A denunciare la situazione erano stati gli stessi committenti dell’immobile. L’inchiesta coordinata dal pm Silvia Scamurra avrebbe evidenziato, a seguito dei controlli effettuati nel 2022 e che portarono al blocco dei lavori, che le “caratteristiche qualitative e di resistenza” del calcestruzzo risultavano “di gran lunga inferiori a quelle attese in base alle previsioni contrattuali e falsamente dichiarate dalla società fornitrice nei documenti di trasporto e fiscali”.

Le criticità emerse dalle perizie

Secondo la relazione del consulente tecnico della Procura, la resistenza media del materiale sarebbe risultata pari a 21,57 MPa per le sottostrutture e 33,25 MPa per gli impalcati.

Valori che, secondo l’accusa, avrebbero provocato un danno patrimoniale di rilevante gravità ai committenti, “anche in ragione dell’inaccettabilità del valore della resistenza del calcestruzzo utilizzato per la platea di fondazione”, risultato inferiore al limite di legge di 29,75 MPa previsto ai fini della sicurezza statica della struttura.

Nuova udienza a giugno

Il procedimento tornerà in aula nel mese di giugno per la prosecuzione del dibattimento.