Editoria
FIEG e Sindacati degli edicolanti incontrano il Sottosegretario Barachini
di Redazione cronaca

L’AQUILA. Per chi pensava che il tramonto del Superbonus avrebbe condizionato il mondo del lavoro edile la realtà di questo momento dice, al contrario, altro. In poche parole il mondo delle costruzioni e a esso collegato riflette ancora di luce propria.
Con l’aiuto di contributi e di sostegni statali, ma la stabilità economica c’è ed è forte. «Stiamo bene. il comparto dell’edilizia non ha crisi in questo momento». A parlare è Enrico Ricci, 68enne di Castel di Sangro e Presidente regionale Abruzzo dell’ANCE, l’Associazione Nazionale Costruttori Edili, la più strutturata e significativa del momento. «Abbiamo da percorrere ancora l’ultimo miglio per quello che riguarda il PNRR, siamo ancora impegnati con la ricostruzione dei due terremoti che hanno colpito purtroppo la nostra regione: quello del 2009 a L’Aquila e quello del 2016. Inoltre ci aiutano moltissimo anche i fondi di sviluppo e coesione che la Regione continua a stanziare su un progetto di caratura nazionale. Insomma la nostra salute è buona».
Se volesse trovare una pietra d’inciampo? Un qualcosa che rappresenta un problema?
«Ce l’abbiamo: la mano d’opera. Non abbiamo giovani che vogliono lavorare nei cantieri. Il ricorso a personale straniero, che viene in Italia per lavorare, è massiccio. Per fortuna che ci sono loro ma è qualcosa che ci fa riflettere».
Insomma gli italiani non vogliono più fare i muratori?
«Secondo me è soprattutto una questione culturale che viene però da lontano. Vi ricordate quando si diceva: studia perché altrimenti ti mando a lavorare? Ebbene suonava un po’ come una minaccia, come se il lavoro fosse una vergogna. Proprio la nostra categoria continua a soffrire di questo. Vedo tanti giovani che restano a casa, senza lavoro ma che non vogliono venire».
Sarà colpa forse, oltre che della questione culturale, anche di contratti precari o poco pagati?
«No, non è così. I nostri contratti di lavoro sono tra i migliori che ci sono in circolazione. Le tutele sono garantite. Siamo sottoposti a controlli degli ispettorati e delle forze dell’ordine quotidianamente. Non ci dà fastidio perché i nostri associati sono tutti in regola. Certo, non posso negare che qualche mela marcia, in giro ci sia, ma non sono solo nell’edilizia, anzi».
Il vostro però è un lavoro pesante, non lo può negare.
«Il nostro è un lavoro che va iniziato da giovani. Dopo i trent’anni nessuno viene a imparare come si sta in un cantiere. Quando si arriva a quell’età si hanno già ruoli e responsabilità diverse. E poi, con il passare degli anni, è diventato sempre più un lavoro specialistico anche se la tradizione persiste».
Come associazione cosa curate particolarmente?
«Come ANCE siamo diffusi in maniera capillare sul territorio. Le nostre sedi provinciali fanno un lavoro di coordinamento importante. Non è un caso che siamo la categoria che maggiormente incide sulla collettività. Noi costruiamo case, strade, edifici pubblici e tanto altro. Guardatevi intorno e ogni cosa che vedete fa capo all’edilizia. Il nostro motto è: “I costruttori oltre il costruire”. È anche il tema di una serie di incontri che stiamo tenendo. Ne abbiamo fatto uno a Teramo e adesso toccheremo anche le altre città d’Abruzzo».
A proposito di territorialità, quale provincia sta meglio?
«Indubbiamente L’Aquila. C’è ancora tanto da fare e di cantieri ce ne sono tanti. È una città che sta cambiando il proprio volto e sta tornando a essere il capoluogo di regione che c’era fino al terremoto. Una città dal nuovo volto ma con la sua identità».
E quella che sta meno bene?
«In questo momento Pescara. È la città più importante d’Abruzzo ma ci sono delle norme, penso alla legge 18 ad esempio, che stanno bloccando il punto di riferimento dell’Abruzzo».
Il futuro?
«Al momento non ci sono motivi per essere pessimisti, tutt’altro. Nonostante il ricambio della manodopera sia faticoso il lavoro c’è e anche per tuti. Abbiamo imprese grandissime che riescono a fare lavori importanti in tutta Italia. Direi che non ci si possa lamentare».