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L'incontro

Teramo, Gratteri e la confidenza agli studenti: «L'attimo in cui ho deciso che dovevo cambiare le cose»

Il procuratore ha incontrato i ragazzi e le ragazze dell'università nell'ambito della Scuola di Legalità: e ha parlato anche della "mafia dei cellulari"

Nicola Gratteri
Nicola Gratteri
di Redazione Teramo
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Una platea piena, attenta, partecipe. L’Università degli Studi di Teramo ha accolto nella mattina di giovedì 9 aprile il procuratore Nicola Gratteri nell’ambito della Scuola di Legalità, in un incontro che ha visto la presenza di studenti arrivati da tutta la regione. «È dal 1989 che vado nelle scuole – ha detto – i giovani sono come spugne e assorbono tutto. È fondamentale far capire loro la differenza tra bene e male».

Il ruolo della scuola e della famiglia

Gratteri ha insistito sul peso dell’educazione, partendo dalla propria esperienza personale: «Io ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia di sani principi. Non tutti ce l’hanno. E per chi non ce l’ha emergere è molto difficile. Per questo la scuola è decisiva». Un passaggio anche sul ruolo degli insegnanti: secondo il procuratore devono essere messi nelle condizioni di educare davvero, senza che venga sempre messa in discussione la loro autorità.

“Studiate e staccatevi dal telefono”

Nel dialogo con i ragazzi, il magistrato ha raccontato come è nata la sua vocazione: «Da bambino vedevo cose che non andavano, anche a scuola. Alle medie ho capito che volevo provare a cambiare le cose». Poi il messaggio diretto agli studenti: «Studiate, lasciate il telefonino. Oggi la mafia è anche lì dentro, in questo oggetto che usiamo continuamente e di cui non comprendiamo il potere».

Una mafia senza volto e senza confini

Il fenomeno mafioso, ha spiegato, è profondamente cambiato: non esiste più lo stereotipo della criminalità riconoscibile. «Oggi la mafia è ovunque, è globale, lavora all’estero e gestisce traffici in Italia. Ci sono nuove organizzazioni, come la mafia albanese o quella nigeriana. Ogni volta che comprate una canna o una striscia di cocaina, quei soldi finiscono alla mafia. Anche senza accorgervene, la alimentate».

Come difendersi: consapevolezza e scelte

La risposta, secondo Gratteri, parte dai comportamenti quotidiani: «State lontani da certe cose, fate scelte consapevoli. Non serve uscire tutte le sere: studiate, siate curiosi». E ancora un monito sul digitale: «Il telefono è un’arma, quanto un coltello. Bisogna saperlo usare». 

Il pericolo invisibile e la fiducia nei giovani

Il rischio più grande, ha sottolineato, è sottovalutare la mafia quando non si manifesta con la violenza: «Se non ci sono morti o spari, si pensa che non esista. Ma non è così». Nonostante tutto, il procuratore ha espresso fiducia nei ragazzi, citando anche esempi di partecipazione civica come il voto: «Forse li abbiamo sottovalutati. Non mi aspettavo tanto interesse».

“Non possono corrompermi”

 Alla domanda su eventuali tentativi di avvicinamento da parte della criminalità, Gratteri è stato netto: «No, non gli conviene. Non sono materiale, non possono corrompermi». E sulla sua categoria: «Magistrati e giornalisti non vengono da Marte, sono figli della società. Cambiano solo le percentuali tra bene e male».