La storia
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di Giancarlo Falconi

TERAMO. La presenza sempre più frequente di cinghiali nei quartieri di Teramo continua a generare paura e tensione tra i residenti. A raccontare l’ennesimo episodio è una lettrice di AbruzzoDaily, che ha vissuto un’esperienza diretta nel quartiere Colleparco la sera del 1° gennaio. La sua testimonianza, lucida e accorata, diventa lo specchio di un problema che molti cittadini denunciano da mesi.
La scena vissuta a Colleparco
La lettrice descrive il momento in cui si è trovata circondata da un branco numeroso di cinghiali, impossibilitata a raggiungere l’auto. «Il 1° gennaio, nel quartiere Colleparco, in via Guido Martella, ho vissuto una scena che non dovrebbe appartenere a una città come Teramo. Al momento di andare via da casa di mio fratello mi sono trovata letteralmente bloccata: il piazzale e la collina adiacente erano invasi da una quarantina di cinghiali. Non uno o due animali, ma un branco numeroso, compatto, minaccioso. Raggiungere l’auto era impossibile. La paura è stata immediata, reale. Per la prima volta mi sono sentita inerme, sola, esposta a un pericolo concreto».
La richiesta di aiuto e la fuga
La donna racconta l’intervento dei soccorsi e la difficoltà nel mettersi in salvo. «Ho contattato i vigili del fuoco che, con grande professionalità, mi hanno messa in contatto con i carabinieri, pronti a inviare una volante. Solo grazie all’aiuto di mio fratello e di mio nipote sono riuscita, con estrema cautela, a raggiungere l’auto e ad allontanarmi».
Una paura quotidiana per i residenti
Il suo episodio è isolato, ma per chi vive a Colleparco la presenza dei cinghiali è ormai una costante. «Per me è stato un episodio isolato. Per i residenti di Colleparco è la quotidianità. Mio fratello e tante altre famiglie convivono da tempo con questa situazione, vivendo nella paura costante di uscire di casa, di rientrare la sera, di parcheggiare sotto la propria abitazione. Una condizione inaccettabile che sta diventando normalità, mentre chi dovrebbe intervenire resta immobile», spiega ancora la lettrice.
Una questione di sicurezza pubblica
La lettrice sottolinea come non si tratti più di un semplice disagio, ma di un rischio concreto per l’incolumità delle persone. «Qui non si parla di disagio, ma di sicurezza pubblica gravemente compromessa. Il rischio di aggressioni, incidenti stradali e conseguenze potenzialmente tragiche è evidente. Eppure, di fronte a una situazione nota, denunciata e visibile a tutti, l’amministrazione comunale continua a non dare risposte».
Il silenzio delle istituzioni
La denuncia si fa più dura, puntando il dito contro l’assenza di interventi. «Ed è proprio questo il punto più grave: il silenzio delle istituzioni. Cosa si aspetta? Che qualcuno venga ferito? Che ci scappi il morto per ammettere che il problema esiste? I cinghiali non sono comparsi all’improvviso: la loro presenza massiccia è sotto gli occhi di tutti da tempo. Ignorare l’emergenza oggi significa assumersi domani una responsabilità politica e morale enorme.»
La paura di chi vive nel quartiere
La lettrice invita a immaginare la vita quotidiana di chi affronta questa situazione ogni giorno. «Se io, che non vivo a Colleparco, sono rimasta profondamente scossa da una sola sera, immaginare l’angoscia di chi ci vive ogni giorno è devastante. Nessun cittadino dovrebbe sentirsi prigioniero della propria casa, ostaggio della paura, abbandonato da chi governa».
Un’emergenza annunciata
La lettera si chiude con un appello diretto e un monito alle istituzioni. «Questa non è una fatalità né un evento imprevedibile. È il frutto di scelte mancate, rinvii continui e di una gestione inesistente di un’emergenza annunciata. Ogni giorno che passa senza interventi concreti è un giorno in cui la sicurezza dei cittadini viene consapevolmente messa in secondo piano. Quando accadrà qualcosa di grave – perché continuando così accadrà – nessuno potrà dire “non lo sapevamo”. Le segnalazioni ci sono, i fatti sono evidenti, la paura è reale. Continuare a voltarsi dall’altra parte equivale ad accettare il rischio come prezzo da pagare. Teramo non può diventare una città dove si ha paura di uscire di casa. Il tempo delle promesse è finito. Ora servono atti concreti, immediati e visibili. Il resto sarà solo un silenzio di cui qualcuno dovrà rispondere».