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L'intervento

Sanità, due modelli a confronto secondo Stefania Di Padova: «La Puglia dei fatti e l'Abruzzo delle promesse (mai mantenute)»

Per la vice sindaco di Teramo «il confronto tra Puglia e Abruzzo dimostra una verità semplice: la buona politica esiste»

Stefania Di Padova
Stefania Di Padova
di Redazione Teramo
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«La sanità pubblica è uno dei pilastri fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione: il diritto alla salute deve essere garantito a tutti, senza discriminazioni territoriali e senza costringere i cittadini a scegliere tra curarsi o rinunciare. Eppure, oggi più che mai, questo principio viene rispettato in alcune Regioni e clamorosamente disatteso in altre». Inizia così l'analisi di Stefania Di Padova, vice sindaco di Teramo, sulle differenza tra la sanità in Abruzzo (in particolare quella di Teramo) e in Puglia.

«In Puglia, la buona politica dimostra che governare significa assumersi responsabilità e dare risposte concrete. Il primo atto del nuovo Presidente di Regione va esattamente in questa direzione: affrontare il problema delle liste d’attesa con un provvedimento immediato, ricontattando migliaia di cittadini e garantendo in poche settimane visite e accertamenti che aspettavano da mesi.

Un segnale chiaro: la sanità deve essere vicina ai cittadini, accessibile, pubblica e realmente universale. Non annunci, ma fatti. In Abruzzo, e in particolare nel teramano, la situazione è drammaticamente opposta. Liste d’attesa interminabili costringono sempre più persone a rivolgersi al privato, a emigrare fuori regione o, peggio, a rinunciare alle cure. Un sistema che scarica sui cittadini il peso dell’inefficienza e dell’incapacità politica».

Da anni, secondo Di Padova, «si susseguono promesse mai mantenute: il nuovo ospedale di Teramo, annunciato e mai realizzato; il mutuo sbandierato come soluzione definitiva e poi scomparso nel silenzio; il potenziamento della medicina territoriale rimasto solo sulla carta; l’assenza totale di scelte sul DEA di secondo livello, che la Giunta regionale avrebbe dovuto definire già nel 2023.

A tutto questo si aggiunge una situazione sempre più grave negli ospedali del territorio: reparti a rischio declassamento, carenze di personale, pronto soccorso in affanno, autonomie messe in discussione. Una bocciatura dell’atto aziendale che colpisce solo Teramo e che rappresenta un atto politico grave, non una semplice questione burocratica.

Mentre la sanità affonda, la Regione Abruzzo aumenta le tasse e opera tagli su settori fondamentali, tentando di coprire un disavanzo milionario frutto di anni di cattiva gestione. A pagare, ancora una volta, sono i cittadini. Questo non è accettabile».

E poi conclude: «La salute non può diventare merce di scambio politico, né può essere sacrificata sull’altare dell’immobilismo e delle promesse vuote. Il confronto tra Puglia e Abruzzo dimostra una verità semplice: la buona politica esiste. È quella che mette al centro le persone, che interviene subito, che considera la sanità un diritto e non un costo. È esattamente ciò che oggi manca alla Regione Abruzzo. Il Teramano non può più aspettare. Servono risposte chiare, scelte coraggiose e tempi certi. Ogni giorno di ritardo è un diritto negato, una cura rimandata, una vita messa a rischio. Noi diciamo basta. La sanità pubblica va difesa, rafforzata e resa davvero uguale per tutti. Come prevede la Costituzione. Come i cittadini meritano».