Abruzzo Daily

Logo
Logo
Sanità

Sanità al collasso: esami nel 2029 mentre la prevenzione si ferma oggi

Il risultato è una frattura evidente: la possibilità di curarsi e prevenire dipende sempre più dal reddito

Sanità al collasso: esami nel 2029 mentre la prevenzione si ferma oggi
di Giancarlo Falconi
2 MINUTI DI LETTURA

L’ecocolordoppler dei tronchi sovraortici è uno strumento chiave per la prevenzione: individua in anticipo i segnali di rischio, permette interventi tempestivi e, in molti casi, evita eventi gravi come l’ictus. Tutto questo, però, presuppone una condizione essenziale: l’accesso in tempi adeguati.

Quando la prenotazione per un esame di questo tipo slitta a marzo 2029, ( asl Teramo che ha liste aperte a differenza delle altre aziende sanitarie) il problema non è più solo sanitario, ma sistemico. Il diritto alla salute, sancito sulla carta, si scontra con una realtà fatta di liste d’attesa fuori scala. In queste condizioni, la prevenzione perde significato: un controllo che arriva dopo anni rischia di essere inutile o tardivo.

Come siamo arrivati a questo punto?

Le cause sono molteplici e intrecciate:

Sottofinanziamento cronico della sanità pubblica

Negli anni, le risorse non sono cresciute al passo con l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle patologie croniche.

Carenza di personale sanitario

Medici, tecnici e infermieri sono insufficienti rispetto alla domanda. I pensionamenti non sono stati compensati e molti professionisti si spostano verso il privato o all’estero.

Domanda in aumento

Più prevenzione, più aspettativa di vita e più diagnosi precoci significano anche più esami richiesti.

Disorganizzazione e inefficienze

In alcune realtà, la gestione delle agende, delle priorità e delle prenotazioni non è ottimizzata.

Crescita del settore privato

Di fronte a tempi inaccettabili, chi può permetterselo paga. Questo crea una sanità “a doppio binario”: veloce per chi ha risorse, lenta per chi non ne ha.

Il risultato è una frattura evidente: la possibilità di curarsi e prevenire dipende sempre più dal reddito. Non è solo una questione di disagio, ma di equità e di sicurezza collettiva.

Una lista d’attesa che arriva al 2029 non è solo un ritardo: è il segnale che il sistema, così com’è, fatica a garantire uno dei diritti fondamentali. E la domanda non è più solo “come siamo arrivati qui”, ma “quanto a lungo possiamo permettercelo”.