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Le indagini

Morte di Massimo Ciarelli, autopsia e analisi dei filmati: la Procura accelera sull'inchiesta e la gogna social

Investigatori al lavoro per ricostruire con precisione ogni fase della vicenda

Morte di Massimo Ciarelli, autopsia e analisi dei filmati: la Procura accelera sull'inchiesta e la gogna social
di Giancarlo Falconi
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TERAMO. Entra nel vivo l'inchiesta della Procura di Teramo sulla morte di Massimo Ciarelli, il 43enne deceduto mercoledì sera nell'incidente avvenuto sulla Statale 16, al confine tra Silvi e Marina di Città Sant'Angelo, dopo lo scontro tra lo scooter sul quale viaggiava e un'auto dei carabinieri.

Gli investigatori sono al lavoro per ricostruire con precisione ogni fase della vicenda attraverso accertamenti tecnici, testimonianze e l'analisi delle immagini disponibili.

La pubblico ministero di turno Elisabetta Labanti, titolare del fascicolo per omicidio stradale, ha disposto l'autopsia sul corpo del 43enne. L'esame sarà eseguito domattina dall'anatomopatologa Maria Luisa Fedeli, incaricata di chiarire con precisione le cause del decesso.

Le indagini

Il fascicolo, al momento senza persone iscritte nel registro degli indagati, si concentra in modo particolare sull'analisi delle immagini registrate dalla dash cam installata sull'auto dei carabinieri coinvolta nell'incidente. I filmati, insieme a quelli acquisiti dai sistemi di videosorveglianza presenti lungo la Statale 16 e alle testimonianze raccolte dagli investigatori, rappresentano uno degli elementi centrali dell'inchiesta.

Gli accertamenti sono coordinati dalla Procura di Teramo e delegati alla Polizia Stradale di Teramo e alla Polizia Locale di Silvi. Parallelamente è stata disposta una consulenza cinematica sui mezzi sequestrati, necessaria per ricostruire velocità, traiettorie e dinamica dell'impatto.

Tra le ipotesi al vaglio della magistratura figura anche l'eventuale utilizzo del nuovo modello 45-bis, strumento introdotto dal Ministero della Giustizia per consentire accertamenti preliminari nei procedimenti che coinvolgono appartenenti alle forze dell'ordine, senza l'immediata iscrizione di indagati, ma con la possibilità di svolgere atti irripetibili come l'autopsia e le consulenze tecniche.

La ricostruzione

Secondo la ricostruzione investigativa, l'inseguimento sarebbe iniziato a Montesilvano dopo che Ciarelli non si sarebbe fermato all'alt dei carabinieri. La fuga si sarebbe conclusa a Silvi, dove lo scooter avrebbe imboccato ad alta velocità la rotatoria della Statale 16, finendo contro una pattuglia dell'Arma intervenuta in supporto. L'impatto è stato violentissimo e non ha lasciato scampo al conducente, mentre il passeggero è rimasto illeso.

Le prossime ore saranno decisive per lo sviluppo dell'inchiesta. L'esito dell'autopsia, la consulenza cinematica e l'esame dei filmati raccolti dagli investigatori dovranno chiarire la dinamica dell'incidente e consentire alla Procura di delineare con precisione il quadro dei fatti, verificando l'eventuale presenza di responsabilità e ricostruendo, punto per punto, gli ultimi istanti che hanno preceduto il tragico schianto

La gogna social

Il caso della morte di Massimo Ciarelli non ha acceso soltanto il dibattito sulle circostanze dell'accaduto, ma ha provocato anche una violenta ondata di commenti sui social network.

Sotto l'articolo pubblicato dalla nostra redazione, dedicato esclusivamente agli sviluppi dell'inchiesta coordinata dalla Procura di Teramo, il confronto è rapidamente degenerato in una sequenza di insulti, minacce e messaggi carichi di odio.

L'articolo riportava gli elementi investigativi finora emersi: la famiglia di Ciarelli contesta la ricostruzione secondo cui sarebbe stato lui alla guida dello scooter, ha nominato un consulente tecnico di parte e chiede di fare piena luce sulla dinamica dell'incidente. Restano ancora da chiarire la presenza di una seconda persona sul mezzo, le ragioni della fuga all'alt dei carabinieri e l'esatta sequenza dell'impatto.

Proseguono le indagini

Nelle prossime ore sarà conferito l'incarico per l'autopsia, mentre le indagini, affidate alla Polizia Stradale e coordinate dalla Procura, proseguono per accertare ogni responsabilità.

Sotto quel contenuto, però, la discussione ha assunto ben presto toni esasperati. A intervenire per prima è stata una persona che, utilizzando il proprio profilo pubblico e un cognome riconducibile a un'altra storica famiglia di origine rom, ha pubblicato un commento segnato dal dolore e dalla rabbia, rivolgendo pesanti auguri di morte a chi stava criticando il familiare scomparso.

Da quel momento il confronto è esploso, superando il migliaio di commenti. Accanto ai messaggi di cordoglio e agli inviti a rispettare la memoria del defunto e il dolore dei familiari, sono comparsi numerosi interventi dai contenuti gravemente offensivi.