Il ritratto
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di Tito Di Persio

TERAMO. La matematica, almeno sulla carta, è semplice. All’inizio ci sono 72 ore settimanali distribuite tra sei lavoratori. Poi le ore scendono a 36 e quattro addetti restano in servizio con 9 ore ciascuno, mentre altri due finiscono con un contratto a zero ore garantite.
Fin qui, il quadro può essere letto come la conseguenza diretta di un dimezzamento del monte ore disponibile.
Il problema nasce dopo.
Dal 16 agosto 2026, infatti, le ore complessive tornano a essere 72 settimanali, esattamente come all’inizio. Ma questa volta non vengono nuovamente distribuite tra tutti e sei i lavoratori.
Le 72 ore vengono invece assegnate soltanto ai quattro già impiegati, che passano da 9 a 18 ore settimanali ciascuno.
Gli altri due restano a zero.
Ed è questo il passaggio che rende la vicenda della Biblioteca regionale Melchiorre Dèlfico di Teramo difficile da comprendere senza un chiarimento ufficiale: se il monte ore complessivo è tornato quello originario, perché non è tornata anche la platea originaria dei lavoratori impiegati?
In altre parole, prima le 72 ore servivano per sei persone. Dopo il dimezzamento diventano 36 e vengono concentrate su quattro. Quando però le ore tornano di nuovo a 72, anziché rientrare anche gli altri due lavoratori, le ore dei quattro vengono raddoppiate.
A questo si aggiunge un altro elemento contenuto nella documentazione: la presenza di importi economici INAIL indicati in negativo, pari a -20,66 euro e -10,33 euro.
Un dato che richiede una spiegazione tecnica, soprattutto per capire da cosa derivi e quale incidenza abbia sulla posizione economica dei lavoratori interessati.
Il punto, quindi, non è soltanto quante ore siano disponibili, ma come siano state distribuite, da chi e sulla base di quali criteri.
Perché quattro lavoratori hanno visto raddoppiare il proprio monte ore mentre due sono rimasti a zero? Chi ha assunto questa decisione? Esiste un criterio oggettivo e documentato?
Sono domande che attendono una risposta. E che, proprio perché riguardano personale impiegato in un servizio pubblico, meritano un chiarimento trasparente.
Va precisato che si tratta degli elementi emergenti dalla documentazione esaminata e di interrogativi sulla gestione del personale, non di irregolarità già definitivamente accertate.