Il caso
Teramo al buio, 16enne aggredito tra via Comi e via Paladini: residenti in allarme
di Giancarlo Falconi

Un video circolato nelle ultime ore riaccende i riflettori sulla sicurezza stradale: a Teramo, lungo via Po, un rider è stato ripreso mentre sfreccia su una bici elettrica a quasi 50 km/h senza nemmeno pedalare. Un comportamento che, se confermato, farebbe scattare l’equiparazione del mezzo a un ciclomotore, con tutte le conseguenze previste dalla legge in termini di omologazione, assicurazione e obblighi normativi. Resta dunque da chiarire se il veicolo utilizzato sia conforme al Codice della Strada, in un contesto in cui aumentano sensibilmente i sequestri di mezzi non regolari.
Le differenze normative
La distinzione è netta. La bicicletta a pedalata assistita (EPAC), regolata dall’articolo 50 del Codice della Strada e dalla normativa europea, è considerata a tutti gli effetti una bicicletta: il motore entra in funzione solo durante la pedalata, si disattiva automaticamente al raggiungimento dei 25 km/h e non supera i 250 watt di potenza. In questo caso, non sono richieste né targa, né assicurazione, né patente.
Diverso il caso delle cosiddette “bici elettriche” non conformi: se il mezzo può muoversi senza pedalata autonoma o supera i limiti di potenza e velocità, perde lo status di velocipede e viene classificato come veicolo a motore. Di conseguenza, diventa obbligatorio rispettare tutti gli adempimenti previsti per i ciclomotori, inclusi omologazione e copertura assicurativa.
Le sanzioni previste
Le violazioni possono comportare conseguenze rilevanti. La circolazione senza immatricolazione prevede multe da 165 a 661 euro e il sequestro del veicolo. L’assenza di assicurazione comporta sanzioni da 866 a 3.464 euro, anch’esse accompagnate dal sequestro. Ancora più severe le pene per chi guida senza patente, con multe fino a 30mila euro e possibile fermo amministrativo. Infine, per i veicoli equiparati a ciclomotori, è obbligatorio anche l’uso del casco, la cui mancanza comporta ulteriori sanzioni.
Alla luce di questi elementi, il caso di Teramo rappresenta l’ennesimo campanello d’allarme su un fenomeno in crescita: quello dell’utilizzo improprio di mezzi elettrici, sempre più diffusi ma non sempre in regola con la normativa vigente.