La crisi
Maltempo a Pescara, il presidente della Provincia De Luca chiede lo stato di emergenza
di Paolo Renzetti

PESCARA. Ciò che resterà dell’udienza che ha sancito la condanna di tre ex dirigenti regionali e l’assoluzione di altre cinque persone nell’appello bis di Rigopiano è l’immagine di una donna che indica la foto del figlio che non c’è più e critica le lacrime di uno dei tanti legali che affolla l’aula, commosso dall’assoluzione del suo assistito, l’ex sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta.
Le parole
“Si piange per la morte di un figlio non per un’assoluzione", le parole che rimbombano nel tribunale di Perugia. Lei è la madre di Stefano Feniello, una delle 29 vittime di quella valanga che travolse l’hotel ormai 9 anni fa. E, a distanza di tanto tempo, tutte le famiglie, come lei, tornano a chiedere giustizia in attesa delle motivazioni della sentenza che potranno aprire la strada per il ricorso in Cassazione. Chi, invece, ha già deciso di rivolgersi – ancora una volta – alla Suprema Corte sono i legali dei tre condannati, tra cui figura anche Pierluigi Caputi, all'epoca dirigente regionale e da anni commissario del governo per la messa in sicurezza dell’acquifero nell’ambito del sistema Gran Sasso.
I familiari delle vittime
Il giorno dopo l’ennesima sentenza sulla tragedia del 18 gennaio 2017, sono i parenti delle vittime a farsi sentire, sostenuti anche dal presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio. “Le sentenze che arrivano in alcuni casi anche fuori tempo massimo, vedi le prescrizioni intervenute (due, ndr), non fanno che spargere altro sale sulle ferite”, le parole del governatore. “Mentre gli altri vengono prescritti o condannati con pena sospesa, a noi hanno dato l’ergastolo. Ma quale serenità? Io so solo che mia figlia non tornerà più”, è lo sfogo, invece, di Marcello Martella, il padre della ventiquattrenne Cecilia, una delle vittime di quella tragedia sotto la neve.
“Non si può parlare di serenità, dopo questa sentenza – gli fa eco Gianluca Tanda, portavoce del Comitato parenti delle vittime, fratello di Marco –. Non è questa la verità che cercavamo fin dall’inizio, mi spiace, ma per me non si tratta di una sentenza storica”. “Ho trovato le lacrime dell’avvocato irrispettose nei confronti delle vittime – ha aggiunto Paola Ferretti, madre del receptionist trentunenne dell’hotel, Emanuele Bonifazi –. Noi da nove anni piangiamo sulla tomba dei nostri cari, mendicando un po’ di giustizia”.
Antonella Pastorelli, mamma di Alessandro Riccetti, non nasconde la rassegnazione dopo tanti anni e un processo definito “estenuante”. “Oltre la giustizia – è il suo disperato appello –, è fondamentale che quanto accaduto insegni e ribadisca a tutti come ci si deve comportare in casi del genere. Perché non succeda più”.