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La polemica

Mercato ittico a Pescara, braccio di ferro sul trasferimento: operatori pronti allo scontro

Stallo sulla nuova sede: la categoria conferma lo stop al trasloco senza garanzie strutturali

Mercato ittico a Pescara, braccio di ferro sul trasferimento: operatori pronti allo scontro
di Luca Di Renzo
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CHIETI. Nella giornata di sabato 2 maggio 2026, gli operatori del mercato ittico hanno ribadito la propria posizione di fermezza contro il trasferimento nella nuova struttura individuata dal Comune, dichiarando che l'attività non verrà spostata finché non sussisteranno le condizioni tecniche e igienico-sanitarie necessarie. La decisione è maturata al termine di un’infuocata assemblea di categoria, per contrastare il cronoprogramma dell’amministrazione comunale che preme per la liberazione dei vecchi locali in favore dei nuovi progetti di riqualificazione urbana.

Il cuore della contesa riguarda l'adeguatezza della nuova area mercatale. Secondo le sigle sindacali e i rappresentanti dei grossisti, i locali designati presenterebbero ancora gravi carenze strutturali, in particolare per la gestione della catena del freddo, gli spazi di manovra per i mezzi pesanti e la messa a norma degli scarichi. Nonostante le rassicurazioni di Palazzo di Città, che vede nel trasferimento un passaggio chiave per lo sviluppo del fronte del porto, gli operatori non sembrano intenzionati a fare un passo indietro.

"Non è una protesta contro l'innovazione, ma una difesa della nostra sicurezza professionale e della qualità del prodotto," ha spiegato un portavoce dei lavoratori. "Andremo dove programmato dal Comune solo quando ce ne saranno le condizioni operative. Ad oggi, spostarsi significherebbe bloccare la commercializzazione del pescato e mettere a rischio decine di posti di lavoro."

La situazione rimane in una fase di pericoloso stallo. Se da una parte il Comune minaccia atti formali per far rispettare i tempi del cantiere, dall'altra gli operatori chiedono un sopralluogo tecnico congiunto per certificare la reale agibilità della struttura. La chiusura della vicenda dipenderà ora dalla capacità delle parti di trovare un accordo su un piano di interventi urgenti, evitando che il braccio di ferro si trasformi in una paralisi definitiva dell'intero comparto della pesca locale.