Serie B
Pescara, Insigne non ci sta: «Meritiamo rispetto, possiamo giocarci la salvezza»
di Paolo Renzetti

Gennaio 2026 ha portato un ritocco ai pedaggi autostradali, ma al casello il conto non è uguale in ovunque. Gli aumenti legati all'inflazione incidono in modo diverso a seconda delle percorrenze e di altre voci che compongono il costo finale per gli automobilisti. Dopo i rincari entrati in vigore a inizio anno, la rete italiana restituisce una mappa di costi disomogenea. A spiegarlo Nicola Teofilo di Immobiliare.it. I rincari dei pedaggi non dipendono da una scelta discrezionale, ma da un meccanismo regolato. Tre le ragioni principali degli aumenti nel 2026.
1) Adeguamento all'inflazione: ogni tratto della rete autostradale è gestito sulla base di un Piano economico-finanziario (Pef), cioè il documento che stabilisce per quanti anni la concessionaria può incassare pedaggi, con quali investimenti e con quali aumenti programmati. Quando questo piano è scaduto o deve essere aggiornato, le tariffe possono essere ritoccate in base all'andamento dell'inflazione. È ciò che succede nel 2026, dopo che l'Autorità di regolazione dei trasporti ha chiarito, a seguito di una sentenza della Corte costituzionale, che i pedaggi non possono essere congelati automaticamente. Il risultato è un aumento medio intorno all'1,5%, che però si traduce in importi diversi.
2) Differenze tra concessionari e reti autostradali: non tutte le autostrade funzionano allo stesso modo perché non tutte sono gestite dalla stessa società. Alcune concessionarie hanno già definito i propri piani finanziari o hanno deciso di non applicare aumenti nel 2026; altre, invece, hanno recepito per intero l'adeguamento all'inflazione. Ecco perché oggi convivono situazioni molto diverse.
3) Costi di gestione coperti: il pedaggio contribuisce anche a finanziare una serie di voci strutturali: manutenzione ordinaria e straordinaria, oneri versati allo Stato, investimenti sulla rete e costi operativi delle concessionarie. L'aumento delle tariffe riflette quindi anche i rincari dei costi necessari a mantenere e gestire infrastrutture spesso complesse, soprattutto sui tratti più trafficati o con viadotti e gallerie.
Guardando ai numeri, la media annunciata dei rincari è dell'1,5%, mentre su un campione di 38 tratte analizzate da Altroconsumo l'incremento medio rilevato scende intorno all'1,1%. Nella pratica spesso significa pagare 10 o 20 centesimi in più, e in pochi casi 30 centesimi su tratte lunghe e già costose. Tuttavia, anche per chi viaggia ogni giorno, anche pochi centesimi possono incidere di decine di euro in più a fine anno.
Ma quali sono le Autostrade più care in Italia? L'indagine di Altroconsumo ha messo a confronto 38 collegamenti tra i più utilizzati della rete italiana. Ne esce una fotografia molto disomogenea, con costi che variano sensibilmente non solo tra Nord e Sud, ma anche tra autostrade di lunghezza simile. Ecco quanto costa oggi viaggiare sulle autostrade italiane, dalla più cara alla meno costosa (tra parentesi è riportato l'aumento del gennaio 2026 già applicato al costo):
A4 Milano Est-Venezia Mestre: 22,30 euro (+0,10 euro);
A14 Napoli-Bari Nord: 21,60 euro (+0,30 euro);
A14 Pescara Nord-Roma Est: 21,40 euro (+0,00 euro);
A1 Firenze Sud-Roma Nord: 20,00 euro (+0,30 euro);
A1-A24 Napoli Nord-Roma Est: 17,80 euro (+0,20 euro);
A14 San Lazzaro di Savena-Ancona Nord: 15,70 euro (+0,20 euro);
A4 Torino Rondissone-Novara Ovest: 11,50 euro (+0,20 euro);
A7 Genova Bolzaneto-Milano Ovest: 10,70 euro (+0,10 euro);
A14 Ancona Sud-Pescara Nord: 10,60 euro (+0,10 euro);
A14 Bologna Borgo Panigale-Verona Sud: 9,60 euro (+0,10 euro);
Il costo di un viaggio in autostrada non dipende solo dalla distanza percorsa. Tariffe al chilometro, Iva, arrotondamenti e caratteristiche del tracciato incidono sul prezzo finale molto più di quanto si immagini. Il calcolo di base funziona così: si moltiplica la tariffa unitaria per chilometro per i chilometri percorsi tra l'entrata e l'uscita; si aggiungono eventuali bretelle, svincoli e tratti gestiti dal concessionario lungo il percorso; al totale si applica l'Iva (22%) prevista per i pedaggi; la classe di veicolo: un'auto paga meno di un veicolo commerciale pesante, perché le tariffe unitarie cambiano in base alla categoria del mezzo; poi l'importo viene arrotondato ai 10 centesimi più vicini prima di essere addebitato al casello o al sistema di telepedaggio. Un sistema complesso che spiega perché, al casello, due percorrenze simili possano avere prezzi molto diversi e perché gli aumenti, anche quando sembrano minimi, finiscono per pesare soprattutto su chi l'autostrada la percorre ogni giorno. Il confronto tra pedaggi e inflazione negli ultimi anni mostra che il costo per viaggiare in autostrada è cresciuto più dell'aumento generale dei prezzi al consumo. Secondo indagini sulle reti europee, negli ultimi dieci anni i pedaggi autostradali in Italia sono aumentati mediamente di circa il 27%, con alcune arterie molto percorse come la A1 o la A4 che hanno visto incrementi fino al 40% nel lungo periodo.