L'intervento
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di Redazione L'Aquila

VASTO. Costruire un vero ecosistema dell’inclusione è possibile, ma solo attraverso una collaborazione concreta tra istituzioni, mondo sanitario, imprese e terzo settore. È questo il messaggio emerso con forza dall’incontro “Disabilità e lavoro – costruire l’ecosistema dell’inclusione”, a cura del Comune di Vasto e Autismo Abruzzo Aps.
L’iniziativa ha rappresentato un momento di confronto tra esperienze, competenze e visioni diverse, accomunate dall’obiettivo di superare un dato ancora critico: oggi in Italia solo il 33% delle persone con disabilità lavora, con percentuali ancora più basse per le persone con autismo.
Il ruolo delle istituzioni: disponibilità e responsabilità
In apertura, l’assessora comunale alle Politiche Sociali Anna Bosco ha espresso soddisfazione per l’iniziativa, ribadendo la piena disponibilità dell’amministrazione comunale a sostenere percorsi capaci di generare opportunità concrete per le persone con disabilità e le loro famiglie.
Un impegno che si inserisce in un contesto in cui anche la normativa nazionale sta evolvendo verso un approccio sempre più centrato sulla persona, in cui la disabilità è il risultato dell’interazione tra persona e ambiente e richiede interventi integrati, a partire dal cosiddetto Progetto di Vita.
Dalla diagnosi al potenziale: cambiare lo sguardo
Il neuropsichiatra infantile dottor Riccardo Alessandrelli ha sottolineato il valore simbolico della presenza in sala di giovani adulti autistici interessati al proprio futuro lavorativo, invitando a superare una visione limitante della diagnosi. «Dietro quello che appare come un limite si nascondono spesso opportunità e potenzialità - ha detto Alessandrelli - ricordando come molte persone autistiche sviluppino competenze specifiche logiche, linguistiche, analitiche che rappresentano un patrimonio ancora troppo poco valorizzato».
Riabilitazione e autonomia: il passaggio è ancora fragile
Il contributo del dottor Giacomo Cerullo della Fondazione Padre Alberto Mileno ha posto l’accento su una criticità strutturale: la difficoltà di trasformare le competenze acquisite nei contesti riabilitativi in autonomie reali nel mondo esterno. «La riabilitazione deve evolvere – ha sottolineato Cerullo – verso percorsi che rendano le persone capaci di vivere una vita sociale piena. L’autonomia non è isolamento, ma rimozione degli ostacoli».
Tra i nodi principali
Tra i nodi principali un collocamento mirato ancora troppo rigido e poco graduale. La carenza poi di strumenti di accompagnamento, la necessità di rafforzare formazione, tirocini e dialogo con le famiglie.
Inoltre il nodo centrale: il sistema non funziona. L’intervento della professoressa Rachele Giammario, coordinatrice del progetto di inserimento lavorativo di Autismo Abruzzo, ha portato dati ed esperienza concreta. Nonostante le potenzialità, le persone con autismo restano tra le più escluse dal lavoro: il sistema di collocamento mirato spesso non intercetta la disabilità intellettiva; molte esperienze di inserimento falliscono nei primi mesi, manca una rete stabile di supporto (job coach e, disability manager).
A questo si aggiunge una criticità culturale: le aziende investono più facilmente nella disabilità fisica, mentre quella intellettiva o relazionale è ancora poco conosciuta e spesso percepita come complessa.
"Durante Noi"
Nel frattempo non può esistere un “Dopo di Noi” senza un investimento concreto nel presente, fatto di autonomia, lavoro e competenze. C'è bisogno di un "Durante Noi". Le imprese quindi da obbligo a opportunità.
Dal confronto con i rappresentanti del mondo economico è emersa la necessità di un cambio di paradigma: l’inclusione non come adempimento, ma come investimento sul capitale umano.
Le principali barriere individuate: pregiudizi sulla produttività; difficoltà comunicative e relazionali; carenza di supporto interno ed esterno e rigidità nei processi di selezione. Eppure, se inserite nella mansione corretta e supportate adeguatamente, le persone autistiche possono esprimere alte performance in attività che richiedono precisione, concentrazione e ripetitività.
Il caso Amazon
Il caso Amazon: un modello concreto e replicabile. Uno dei momenti più significativi dell’incontro è stato il racconto dell’esperienza realizzata al centro di distribuzione Amazon di San Salvo. Un progetto costruito attraverso: valutazione preventiva dell’ambiente di lavoro (luci, rumori, contesto); osservazione diretta delle mansioni; formazione specifica del management; affiancamento graduale con formatori dedicati; programmi di mentoring e sensibilizzazione dei colleghi. Un approccio basato sugli accomodamenti ragionevoli, che ha portato a risultati concreti: inserimenti stabili; autonomia lavorativa progressiva e integrazione reale nei team. Ad oggi il progetto ha già coinvolto più lavoratori ed è in espansione.
I commenti
Il general manager Amazon, Oreste Romanelli: «Ciò che rende speciale questo progetto è la capacità di riunire persone, competenze e sensibilità diverse nel perseguimento di un obiettivo comune. Stiamo costruendo un percorso concreto che favorisce inclusione lavorativa, autonomia e qualità della vita. È un’esperienza che ci sta insegnando molto e di cui siamo orgogliosi. Stiamo lavorando a iniziative simili anche in altri siti della nostra rete logistica italiana, per rendere il nostro ambiente sempre più accessibile e inclusivo».
Verso un ecosistema dell’inclusione: dall'incontro emerge con chiarezza che il lavoro non può essere considerato un punto di arrivo, ma il risultato di un sistema che funziona. Bellissima la frase conclusiva dell’intervento di Giovanni Di Centa, Coordinatore Territoriale per l'Area Inclusione Sociale e Lavorativa di Sviluppo Lavoro Italia: «Il lavoro non è solo reddito, ma è partecipazione». Nel suo intervento Di Centa ha spiegato che è indispensabile e urgente un ecosistema in cui: la sanità individua e valorizza il potenziale; la riabilitazione sviluppa autonomie reali; il terzo settore accompagna i percorsi; le istituzioni garantiscono regia e strumenti e le imprese offrono opportunità concrete.
Un invito al territorio di Di Centa è quello di costruire insieme. L’esperienza avviata dimostra che l’inclusione lavorativa delle persone con autismo non solo è possibile, ma genera valore per tutti: per le persone, per le aziende e per la comunità.
E così alla conclusione dell'incontro è stato lanciato un invito aperto a: enti pubblici, aziende, istituzioni e realtà del terzo settore a collaborare per replicare e ampliare queste esperienze, costruendo una rete territoriale stabile capace di trasformare il potenziale in opportunità.
Il commento del presidente di Autismo Abruzzo, Dario Verzulli: «Quello che abbiamo costruito oggi non è solo un momento di confronto, ma un passo concreto verso un cambiamento culturale e operativo. L’inclusione lavorativa delle persone autistiche non può più essere considerata un’eccezione o una sperimentazione: deve diventare un modello strutturale. Le esperienze che abbiamo ascoltato dimostrano che, quando esiste una rete reale tra istituzioni, sanità, terzo settore e imprese, il lavoro diventa possibile. Il punto centrale è passare da un sistema che si limita ad assistere a uno che accompagna, valorizza e costruisce opportunità. Per questo rivolgiamo un invito chiaro a tutto il territorio: aziende, enti pubblici e realtà sociali. Entrate in questa rete. Perché l’inclusione non è solo un dovere, ma un investimento sul talento e sul futuro delle nostre comunità».