L'incontro
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di Redazione L'Aquila

HAUIL. Sono ancora una volta i sassi e le pietre taglienti a scandire il ritmo della quinta tappa della Dakar 2026. Ne sanno qualcosa i due del team aquilano Tito e Silvio Totani che giovedì 8 gennaio hanno finito la tappa praticamente nelle ultime posizioni, ma quello che hanno fatto è davvero notevole ed è in purissimo stile Dakar.
Che cosa è successo
«Eravamo al 140esimo chilometro su un pianoro veloce, senza pietre o rocce – racconta uno stanchissimo Tito, il navigatore – quando l’ammortizzatore si è tranciato di netto. Ci siamo fermati subito e ci siamo resi conto che non potevamo fare nulla per sistemarlo. L’unica alternativa era aspettare il camion assistenza con il pezzo di ricambio, ma abbiamo immediatamente realizzato, vista la difficoltà della speciale, che ci sarebbero volute almeno cinque o sei ore».
L’ingegno dei fratelli Totani
Abituati fin da bambini a lavorare sulle vetture e appassionati di meccanica, i due fratelli non ci hanno pensato su e hanno cercato di inventarsi qualcosa. Così hanno montato una barra fissa fra le due sospensioni e, dopo un’ora di lavoro a stringere e fissare i supporti, sono ripartiti. «È stata una vera odissea – prosegue estenuato Tito – quella barra si usa per spostare il veicolo in stato di emergenza, non certo per fare 230 chilometri di prova speciale».
Una tappa affrontata a velocità minima
E così il team aquilano ha viaggiato a una velocità bassissima, che non ha mai superato i 50 km/h. I fratelli hanno impiegato 4 ore per coprire i 230 chilometri rimanenti. «Se avessimo aspettato il camion assistenza saremmo ancora lì», conclude Tito Totani.
Una Dakar tra le più dure
Che sia una delle Dakar più difficili lo dimostra il fatto che, sempre l'8 gennaio, c’è stata un’ecatombe di ritiri moto: ben sette piloti non hanno finito la quinta tappa.