Fumetti
L'Aquila, è andata a ruba la nuova copia di Topolino
di Redazione L'Aquila

L'AQUILA. «Avevamo proposto un ordine del giorno in Consiglio Comunale per evitare che le famiglie alle prese con casi di malattie e disabilità, fossero obbligate da novembre al pagamento dell’assistenza domiciliare: la maggioranza in Comune l’ha bocciato! Quelle 300miale euro, che potevano esser presi dal bilancio, magari risparmiando da una delle 3mila voci di spese futili che sosteniamo».
Lo sostengono i consiglieri comunali dell'opposizione al Comune del capoluogo abruzzese, Enrico Verini e Gianni Padovani, criticano sulla decisione del Consiglio comunale con una nota firmata anche dai consiglieri di tutti i gruppi della minoranza.
«Sono scelte - aggiungono Verini e Padovani -: preferiscono finanziare le sagre e le feste e questo segna una differenza tra noi e loro. Una differenza politica che è bene conoscere e valutare, ognuno con la propria idea, perché davanti alla malattia, alla disabilità e alla fragilità, la 1ª domanda di un’amministrazione pubblica non dovrebbe essere quanto può far pagare una famiglia. Dovrebbe essere quanto può fare per aiutarla. E allora c’è un punto che non possiamo eludere: quando una famiglia ha al proprio interno una persona gravemente malata o non autosufficiente, non parte da zero. Quella famiglia sostiene già costi economici, organizzativi e umani enormi. Spesso integra di tasca propria ciò che il servizio pubblico non riesce a garantire pienamente. E lo fa mentre continua a pagare le tasse, i contributi, le imposte e tutte le altre spese necessarie alla vita quotidiana. A queste famiglie oggi diciamo: adesso dovete pagare anche una parte dell’assistenza domiciliare. Le famiglie normali, quelle con stipendi normali che già oggi non arrivano a fine mese… e loro, secondo l’Isee, le considerano ricche! La destra sta uccidendo la classe media e, in questo caso, anche il concetto di sanità universale, gratuita e per tutti. La malattia non sceglie chi colpire. L'uomo, invece, sì».
Il sistema approvato in Consiglio comunale, spiegano Verini e Padovani, prevede una compartecipazione progressiva in base all'Isee, fino al 30% del costo del servizio per le fasce più alte. La misura riguarda, tra gli altri, l'assistenza domiciliare e quella domiciliare integrata.
Durante il confronto in aula, la minoranza ha chiesto che il Comune sostenesse la quota, quantificata nella discussione politica in circa 300mila euro. La maggioranza, riferiscono i firmatari, ha respinto la proposta.