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Totani, gli aquilani che non mollano: ammortizzatore ko, si inventano una soluzione e salvano la Dakar
di Redazione L'Aquila

L'AQUILA. Ventiquattro afghani e pachistani dei 30 immigrati provenienti dalla rotta Balcanica, che hanno trascorso la notte del 7 gennaio, nell'improvvisato dormitorio nella sala riunione della Mensa di Celestino a piazza d'Armi, sono stati trasferiti questa mattina, 8 gennaio, dalle autorità competenti in Calabria.
Redistribuzione nei centri di accoglienza
Saranno redistribuiti in centri di accoglienza nelle province di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. A L'Aquila, comunque, restano sei persone, mentre nei prossimi giorni sono attesi altri arrivi.
Un tetto sulla testa
Un tetto sulla testa Per i 30 immigrati la notte del 7 gennaio è stata la prima notte senza dormire con un tetto sulla testa, dopo aver trascorse diverse all'addiaccio, con le temperature rigide del capoluogo abruzzese.
Richiesta di asilo politico
Gli immigrati sono arrivati all'Aquila per chiedere alla Prefettura il permesso di asilo politico.
Le polemiche sull’organizzazione del dormitorio
Per organizzare il dormitorio, ci sono state diverse polemiche, tra l'amministrazione comunale e la Fraterna Tau.
La proposta di Paolo “Pierino” Giorgi
Paolo "Pierino" Giorgi aveva proposto di creare un dormitorio all'interno della chiesa di San Bernardino in piazza d'Armi, costruita in legno subito dopo il terremoto del 6 aprile.
Il no dell’assessore Francesco De Santis
Mentre l'assessore comunale Francesco De Santis si era opposto, perché «sulla struttura religiosa pende un'ordinanza di demolizione».
La soluzione improvvisata nella Mensa di Celestino
E così Giorgi ha pensato di realizzare un dormitorio improvvisato nella parte agibile della struttura del plesso religioso, quella della sala riunione della Mensa di Celestino a piazza d'Armi.