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L'Aquila, open day e rilascio delle carte di identità elettroniche
di Redazione L'Aquila

L'AQUILA. È morto ieri sera, domenica 10 maggio, Anton Maria Centofanti, che insieme a Maria Cristina Giambruno e Antonio Massena, è stato fondatore del Teatro stabile di innovazione L'Uovo. Sempre con la Giambruno, Centofanti ha fondato il Teatro Accademico dell'Università dell'Aquila (Tadua). Lascia la figlia Giada, con la sua mamma Maria Cristina Giambruno e il fratello Errico. Si può salutare Totò Centofanti fino alle ore 12 di domani, 12 maggio.
Il cordoglio
Il sindaco dell'Aquila, Pierluigi Biondi: «A nome dell’Amministrazione comunale e della comunità aquilana esprimo sentimenti di cordoglio per la prematura scomparsa di Totò Centofanti, protagonista di una stagione fondamentale per il teatro e la crescita culturale della città. Il suo impegno, insieme a quello di Maria Cristina Giambruno e Antonio Massena, ha contribuito a trasformare il Teatro San Filippo in un luogo simbolo della creatività, della sperimentazione e della formazione di intere generazioni di aquilani. Il Teatro San Filippo, recentemente restituito alla città dopo il lungo percorso di ricostruzione, porta anche il segno della sua visione e del suo lavoro. Alla sua famiglia, alla figlia Giada, ai suoi affetti e a quanti hanno condiviso con lui un percorso umano e artistico straordinario, giunga la mia vicinanza».
Antonio Massena: «Un ricordo di un collega di lavoro, un amico fraterno con il quale ho condiviso un lungo percorso artistico e in primis il progetto della “casa” de L’Uovo, il Teatro San Filippo. Antonio Centofanti, fine intellettuale, con una profonda conoscenza di tutto quello che ruotava attorno al teatro e all’arte in generale, è stato una persona dalla disponibilità unica, con una sua peculiare e speciale caratteristica: sapeva come porsi e come trattare “alla pari” i bambini e i ragazzi, i primi nostri referenti. Non li obbligava mai alla partecipazione ma aspettava che fossero loro a interessarsi a ciò che lui, in maniera molto pacata, proponeva. Lo si vedeva, specie nei primi anni, attorniato e quasi soffocato da decine di bambini e ragazzi che partecipavano ai suoi laboratori. Di una precisione maniacale nello scrivere un articolo, un programma di sala, un progetto, financo una semplice lettera: ogni parola aveva la sua giusta collocazione e il suo giusto peso nel contesto dello scritto. Mai nulla era lasciato al caso o a una possibile maldestra interpretazione del lettore. Carattere schivo ma di una dolcezza infinita, disponibile con tutti, anche fin troppo, mai autoritario: in tutti gli anni passati assieme rarissimamente gli ho sentito alzare il tono della voce, al contrario di me. Ma quelle rare volte in cui accadeva, incuteva un timore reverenziale. Riusciva a lavorare in un disordine ordinato: la sua scrivania era talmente zeppa di carte, documenti, locandine, manifesti, giornali che nessuno, al di fuori di lui, sarebbe riuscito a trovare qualcosa. E quando era interamente coperta, c’era la possibilità che prendesse possesso di qualche altro tavolo, scrivania o sedia. Un comune amico un giorno gli disse: “Totò, ma stai traslocando?”, “no, e la tua ironia è fuori luogo, visto che ti riferisci a questo apparente disordine di carte che disordine non è, essendo questo un mio preciso metodo di catalogazione”. Per comprendere anche se parzialmente la sua personalità, prendo a prestito alcune battute di un’intervista rilasciata ad Angelo De Nicola. Il tratto principale de L’Uovo L’utopia. Che è poi quella che l’ha fatto nascere trent’anni fa. Siccome non ci piaceva la dimensione del mero andare a teatro, ci dicemmo: perché non ce lo costruiamo noi, un pubblico? Di qui la scelta di puntare sui giovani, sull’innovazione, sulla ricerca. Un’utopia che resta il tratto principale dell’oggi: la volontà di fare teatro mantenendo l’autonomia dalla politica. E poi tre domande e tre risposte che racchiudono la sua analisi acuta (era il mese di settembre 2008). Il principale difetto de L’Uovo Di sicuro questa istanza di autonomia e indipendenza. Sarebbe molto più facile “corteggiare” la politica. Il sogno di felicità de L’Uovo La continuità. Che cioè questa utopia vada avanti anche dopo di noi riuscendo sempre a trovare le attenzioni necessarie per darsi continuità. Quale sarebbe la più grande disgrazia per L’Uovo Appunto che chiuda, che finisca l’utopia. E questo non lo dico per me o per altri “padri” e “figli” di questa idea, ma poiché il venir meno significherebbe la fine di una filosofia di vita che non è soltanto certamente la nostra».
Il Tsa, Teatro stabile d'Abruzzo: «Il Teatro Stabile d’Abruzzo apprende con dolore della scomparsa di Antonio Centofanti, fondatore con Maria Cristina Giambruno e Antonio Massena del Teatro Stabile di Innovazione L’Uovo, presenza importante nel panorama culturale del nostro territorio per il lavoro costante di progettazione, ricerca e sperimentazione. Educatore instancabile ha dedicato l’intera vita all’arte scenica, trasformando il teatro in un luogo di incontro e crescita per tante generazioni di giovani aquilani e contribuendo a costruire un punto di riferimento fondamentale per il teatro ragazzi in Abruzzo e in Italia. Il suo impegno umano e artistico resterà sempre vivo in tutti coloro che lo hanno incontrato e frequentato. Il presidente del Tsa Miska Ruggeri, il Direttore Giorgio Pasotti, gli Amministratori, i Dipendenti e i Collaboratori tutti si stringono alla famiglia e agli amici con le più sincere condoglianze».