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Cultura

L'Aquila, all'Emiciclo la quarta edizione del premio Acli "Go to School"

Protagonisti i dialetti e le nuove generazioni. Appuntamento alle 10.30 di mercoledì 14 ottobre alla Sala Ipogea, per la cerimonia di premiazione degli studenti

L'Aquila, all'Emiciclo la quarta edizione del premio Acli "Go to School"
di Redazione L'Aquila
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L’AQUILA. I dialetti come patrimonio di identità, memoria e appartenenza, ma anche come ponte tra generazioni e strumento per riscoprire le radici culturali del territorio.

È questo il filo conduttore della quarta edizione del Premio Acli “Go to School – Jémo a la scola”, a cura delle Acli Abruzzo Aps, che si terrà mercoledì 14 ottobre 2026, alle ore 10.30, nella Sala Ipogea del Consiglio regionale d’Abruzzo, all’Aquila.

Il tema scelto per questa edizione, “Che cosa sono i dialetti e che cosa parlano gli abruzzesi di oggi”, invita gli studenti a confrontarsi con una delle espressioni più autentiche della cultura popolare, riflettendo sul valore delle parlate locali in una società nella quale la comunicazione globale tende sempre più a uniformare linguaggi, abitudini e tradizioni.

L'iniziativa intende valorizzare il ruolo della scuola nella trasmissione della memoria collettiva, stimolando nei giovani la curiosità verso le proprie radici e la consapevolezza che il dialetto non rappresenta soltanto un modo di parlare, ma custodisce storie, esperienze, sentimenti e visioni del mondo che costituiscono una parte essenziale dell'identità delle comunità abruzzesi.

Il programma

La manifestazione si aprirà con l'intervento di Giuseppe Placidi, presidente delle Acli Abruzzo Aps, che illustrerà le ragioni dell'iniziativa e il percorso compiuto dal Premio nelle sue quattro edizioni.

Seguiranno i saluti istituzionali di: Lorenzo Sospiri, presidente del Consiglio regionale d'Abruzzo; Emanuele Imprudente, vicepresidente del Consiglio regionale d'Abruzzo; Pierluigi Biondi, sindaco dell'Aquila, e Massimiliano Nardocci, direttore dell'Ufficio scolastico regionale per l'Abruzzo.

Il momento di approfondimento culturale sarà affidato a Francesco Avolio, docente dell'Università degli Studi dell'Aquila, che interverrà sul tema “Che cosa sono i dialetti e che cosa parlano gli abruzzesi di oggi”, offrendo una riflessione sul significato linguistico, storico e sociale delle parlate abruzzesi, sulle loro trasformazioni e sul rapporto tra lingua, territorio e identità.

I premi

Particolarmente significativo sarà il conferimento di un premio speciale dedicato a Luigi e Giorgio Rainaldi, cui seguirà la premiazione dei brani dell'edizione 2026, alla presenza delle scuole partecipanti. Il programma prevede anche l'esecuzione di alcuni elaborati, dando voce direttamente al lavoro e alla creatività degli studenti.

Gli istituti premiati sono il Convitto Nazionale “Domenico Cotugno” – Liceo Musicale dell'Aquila; l'Istituto Comprensivo “Capograssi”, con la Scuola Primaria “Monsignor Giuseppe Celidonio” di Scanno e la Scuola secondaria “Parente” di Scanno; il Liceo Scientifico Statale “Einstein” di Teramo e l'Istituto Comprensivo “Cesira Fiori”, con la Scuola Primaria di Rocca di Mezzo.

La giuria

La giuria del Premio è composta da Francesco Avolio, presidente, Luciano Bologna, Fulgo Graziosi, Vincenzo Guglielmi, Sergio Petronio e Sigilfredo Riga.

Le conclusioni saranno affidate a Pierangelo Milesi, vicepresidente nazionale delle Acli. Nel corso della manifestazione sarà inoltre presentato il bando della quinta edizione del Premio, relativo all'anno scolastico 2026-2027, a conferma della volontà di dare continuità a un progetto che mette in relazione scuola, cultura e territorio.

La quarta edizione di “Go to School” si svolge con il patrocinio del Consiglio regionale d'Abruzzo e della Regione Abruzzo, con il coinvolgimento del Gruppo Rainaldi.

In un anno particolarmente significativo per il capoluogo abruzzese, L'Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, il Premio assume anche un valore simbolico: ricordare che la cultura di una comunità non vive soltanto nei monumenti, nei libri e nelle grandi manifestazioni, ma anche nelle parole tramandate di generazione in generazione, nelle espressioni quotidiane e in quel patrimonio immateriale che rischia di impoverirsi se non viene conosciuto, custodito e rinnovato.

La sfida, dunque, non è soltanto conservare i dialetti, ma restituire loro un futuro attraverso la sensibilità, la creatività e la partecipazione delle nuove generazioni.