L'incidente
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di Tito Di Persio

TERAMO. Mentre si discute sul futuro della piazza e sulla sua valorizzazione, compaiono i segni delle gomme di motorini o biciclette. Più del danno materiale, resta una questione di rispetto culturale e religioso.
Ci sono gesti che possono sembrare piccoli, quasi insignificanti. Eppure raccontano molto più di quanto sembri.
È il caso dei segni comparsi sul selciato della piazza davanti al Santuario della Madonna delle Grazie, a Teramo. Tracce di gomme, verosimilmente lasciate da motorini o biciclette, impresse su uno spazio che proprio in questi giorni torna al centro del dibattito cittadino per il suo futuro e per la sua possibile valorizzazione.
Il problema, prima ancora che economico, è culturale.
Non conta soltanto stabilire se quelle strisce possano essere eliminate con facilità o se abbiano provocato un danno permanente. Conta il gesto. Conta quella necessità incomprensibile di lasciare il proprio segno dove non dovrebbe esserci, quasi che uno spazio pubblico debba essere trasformato in un territorio personale.
E tutto questo avviene davanti a uno dei luoghi religiosi e simbolici più importanti della città.
La nuova sistemazione dell’area ha restituito un colpo d’occhio completamente diverso e apre anche alla possibilità di immaginare una piazza ancora più bella. Un giardino, magari costruito attraverso siepi e percorsi geometrici, quasi un piccolo dedalo verde, potrebbe accompagnare e valorizzare l’ingresso al Santuario e creare uno spazio capace di unire spiritualità, decoro e qualità urbana.
Poi, però, arriva l’altra faccia della città.
Quella di chi considera normale passare con una ruota sul selciato per lasciare una strisciata. Quella di chi scambia il divertimento per una forma di sfregio. Quella di chi non comprende che rispettare un luogo significa rispettare anche chi lo frequenta, la sua storia e la comunità che lo ha ricevuto in eredità.
Il bello può essere costruito con progetti, lavori pubblici e investimenti. Ma può essere compromesso in pochi secondi dall’inciviltà.
Potrebbe essere questa la vera questione che resta sul selciato di Madonna delle Grazie, insieme a quelle tracce nere: non quanto costerà cancellarle, ma quanto lavoro culturale serva ancora per insegnare che ciò che è di tutti non è di nessuno, ma appartiene a ciascuno di noi.