La tragedia
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di Luca Di Renzo

TERAMO. La memoria storica non si conserva con gli slogan. A Teramo torna a far discutere la vicenda della sirena antiaerea della Seconda guerra mondiale e del meccanismo di un antico orologio, due beni legati al patrimonio cittadino finiti al centro di richieste, solleciti e attese rimaste senza risposta definitiva.
La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio aveva già ricostruito il lungo percorso amministrativo, parlando di una “apparente inerzia” del Comune di Teramo. Il meccanismo dell’orologio, secondo quanto emerso dagli accertamenti svolti dalla Polizia Municipale nel 2018 e comunicati nel 2021, risulterebbe disperso. La sirena antiaerea, invece, era stata individuata in buone condizioni all’interno di un capannone privato nella zona industriale di San Nicolò.
Da quel momento la Soprintendenza aveva chiesto al Comune un progetto di recupero, restauro e valorizzazione pubblica dei beni. In particolare, per la sirena era stato sollecitato un trasferimento in un luogo più idoneo alla conservazione e alla sicurezza.
La vicenda era poi entrata anche nell’attività della Procura di Teramo e del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri, con il sequestro della sirena e il successivo trasferimento al Parco della Scienza, dove il reperto venne affidato al sindaco Gianguido D’Alberto.
Nel dicembre 2022 il Comune aveva comunicato di aver individuato una ditta specializzata per il restauro, annunciando l’invio di un progetto alla Soprintendenza al termine delle procedure amministrative. Ma, secondo quanto riportato negli atti, dopo sedici mesi quel progetto non sarebbe ancora arrivato.
Maggio 2026. Nessuna notizia.
A riaccendere il caso è Fabrizio Primoli, studioso teramano, autore della foto di copertina e di uno studio specifico sulla sirena antiaerea comunale di Teramo. Primoli richiama quanto accaduto a Roma, in via Cola di Rienzo, dove alcuni manifesti della Seconda guerra mondiale sono stati rinvenuti e subito posti all’attenzione delle istituzioni per essere salvaguardati.
«A Teramo — scrive — la nostra sirena antiaerea della Seconda guerra mondiale, reperto storico ben più tangibile e raro, è tuttora dimenticata in qualche deposito del Comune. Nel disinteresse assoluto».
Parole dure, che chiamano in causa una città spesso pronta a parlare di cultura, ma non sempre altrettanto rapida nel tutelarne le tracce concrete. Perché la memoria, quando viene abbandonata nei depositi, smette di essere patrimonio e diventa soltanto occasione perduta.