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Il reportage

Teramo, la gloriosa palestra Mazzini dimenticata: cancelli aperti e istituzioni assenti - Video: così la devastazione

E pensare che quelle mura custodiscono anche una pagina gloriosa dello sport italiano: ecco com'è ridotta oggi

Due immagini della palestra Mazzini
Due immagini della palestra Mazzini
di Giancarlo Falconi
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TERAMO. Altro che rassicurazioni e passerelle istituzionali: a Teramo c’è un cancello spalancato che racconta una storia ben diversa. Quello della palestra Mazzini, secondo molti, sarebbe un varco fin troppo facile verso l’edificio scolastico Delfico, accessibile senza ostacoli né controlli. Una situazione che solleva interrogativi pesanti sulla sicurezza e sull’attenzione reale delle istituzioni verso strutture frequentate ogni giorno da studenti e cittadini.

Il nostro sopralluogo

E mentre crescono preoccupazioni e segnalazioni, il Presidente della Provincia, Camillo D’Angelo — in quota Pepe — sembra guardare altrove. Si avventura sul terreno della sanità, materia che non rientra nelle sue competenze di mandato, col risultato che quasi tutti i sindaci del territorio (fatta eccezione per Civitella e Sant’Omero) insieme alla dirigenza della ASL di Teramo hanno scelto di disertare il suo incontro. Un segnale politico tutt’altro che trascurabile.

Nel frattempo, l’Ipsia resta in attesa di risposte e la palestra Mazzini, denunciano residenti e frequentatori della zona, sarebbe ormai scivolata nel degrado, trasformandosi in rifugio di tossicodipendenti e spacciatori.

E pensare che quelle mura custodiscono anche una pagina gloriosa dello sport italiano: la storica palestra di pesistica dove Anselmo Silvino conquistò il bronzo olimpico a Monaco di Baviera nel 1972, sollevando 140 chili e portando Teramo sul podio del mondo.

Oggi, tra incuria e silenzi, di quell’orgoglio resterebbe solo il ricordo. Abbiamo voluto verificare di persona: ciò che emerge non è soltanto un problema di strutture, ma il simbolo di una città che chiede attenzione, risposte e rispetto.