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L'inchiesta/Prima parte

Sisma 2016-2026, la lunga strada della rinascita tra ritardi e speranze - il video racconto

Un viaggio dentro a questo lungo percorso nel quale si sono alternati commissari, governi e strategie amministrative

Un'immagine dei cantieri dall'alto
Un'immagine dei cantieri dall'alto
di Giancarlo Falconi
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TERAMO. Sono passati dieci anni dalle prime devastanti scosse che il 24 agosto 2016 sconvolsero il Centro Italia provocando quasi 300 vittime. Dieci anni segnati dalla paura, dalle macerie e da una ricostruzione spesso rallentata da procedure, ritardi e promesse politiche. Poi il terremoto del 30 ottobre con la violenza di un magnitudo 6.5 e, ancora, le scosse del gennaio 2017 che riportarono il dramma fino alla tragedia di Rigopiano.

In questo lungo percorso si sono alternati commissari, governi e strategie amministrative. Da Giovanni Legnini, che aveva avviato un processo di semplificazione burocratica, a Guido Castelli, volto istituzionale capace di mantenere un confronto costante con i territori colpiti. Ma dopo un decennio, più delle dichiarazioni ufficiali, restano le voci di chi quel terremoto lo ha vissuto sulla propria pelle.

Tra queste, impossibile dimenticare la testimonianza di Ugo de Santi, riuscito a rientrare nella propria casa prima della morte. Un’intervista intensa, carica di umanità, diventata simbolo del significato più autentico della ricostruzione: tornare a vivere. Nel suo racconto anche il ringraziamento rivolto al presidente dell’Ater di Teramo, Alfredo Grotta, ricordato nella prima puntata dedicata ai tecnici impegnati nei cantieri del cratere.

Un messaggio condiviso anche dall’ingegnere Raffaele Di Gialluca: “La ricostruzione veloce è merito degli uomini, quella lenta è demerito degli uomini”. E nelle parole dell’architetto Luigia Flacco emerge invece una nuova consapevolezza: “È finalmente arrivato il tempo di lavorare”.

Parte oggi il nostro viaggio dentro i cantieri della ricostruzione, tra edifici restituiti alle comunità, opere ancora incompiute e speranze che cercano forma tra impalcature e gru. Un racconto continuo, quasi in tempo reale, per seguire l’evoluzione urbanistica di territori che provano a rinascere senza perdere la propria memoria.

Come scriveva Richard Rogers: “Non si può pensare un’architettura senza pensare alla gente".