La decisione
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di Tito Di Persio

Sarà Guido Crainz, tra i più autorevoli studiosi della storia dell’Italia contemporanea, a ricevere il Premio Ghislieri 2026 alla carriera. Il riconoscimento, promosso dall’Associazione Alunni dello storico Collegio universitario di Pavia e giunto alla quindicesima edizione, gli sarà consegnato l’8 ottobre nell’Aula Magna del Ghislieri. Nato a Udine nel 1947, Crainz ha legato una parte importante del suo percorso accademico a Teramo, dove, tra le altre cose, ha insegnato Storia contemporanea all’Università e ha fondato l’Archivio audiovisivo della memoria abruzzese. Il premio, che arriva nell'anno in cui la Repubblica compie 80 anni, celebra una carriera dedicata allo studio delle trasformazioni dell’Italia contemporanea e al rapporto tra storia e memoria.
Professor Crainz, cosa rappresenta per lei ricevere il Premio Ghislieri alla carriera?
«Moltissimo. L’università è stata fondamentale nella mia vita. Allora era molto diversa da quella di oggi: da studente l’ho vissuta a Pavia, dove sono arrivato nel 1966. Ho attraversato gli anni del Sessantotto e ho toccato con mano le profonde ingiustizie della società italiana. Era una Pavia che conservava ancora viva la memoria della Resistenza ed era un luogo di incontro e di confronto. Arrivavo da Udine e trovarmi a contatto con studenti di altissimo livello fu qualcosa di straordinario. Erano anni di grande fermento. L’università l’ho poi vissuta anche dall’altra parte, come ricercatore e docente. Ricevere il Premio Ghislieri alla carriera è del tutto inaspettato e mi fa molto piacere: come tutti i premi, naturalmente, ma questo in modo particolare».
Guardando indietro al suo lungo percorso di studioso e docente, quali sono i momenti che considera più importanti della sua carriera?
«Tra i momenti più importanti metterei sicuramente la vittoria del concorso da ricercatore a Teramo. Ma, più in generale, direi tutto il percorso compiuto lì. Un passaggio particolarmente significativo e che mi riempie di orgoglio, è stato aver contribuito alla costruzione della Facoltà di Scienze della comunicazione. Teramo è entrata profondamente nel mio percorso: ho scelto di rimanere, anche quando si sono presentate possibilità di spostarmi altrove».
C’è un pezzo della memoria dell’Abruzzo che, secondo lei, rischia ancora di andare perduto o che meriterebbe di essere maggiormente studiato?
«Lei ha colto proprio l’essenza del problema degli storici e degli archivisti. Il nostro problema è proprio questo.
Allora, la cosa di cui sono più orgoglioso è aver fondato l’Archivio audiovisivo della memoria abruzzese. Abbiamo raccolto una quantità enorme di materiali che raccontano insieme la storia privata e quella pubblica: paesaggi, costumi, matrimoni, vita quotidiana, piccoli patrimoni familiari. Una parte di questi materiali è stata utilizzata anche da Rai Storia, con il contributo di Annacarla Valeriano e Andrea Sangiovanni.
Penso, per esempio, alle immagini straordinarie di Poggio Umbricchio, legate alla storia dell’emigrazione. Oppure alle immagini degli anni Trenta che restituiscono una Teramo straordinaria, molto particolare.
Per quanto riguarda la sua domanda, tutto rischia di andare perduto, se non viene conservato. Anche le cose che in un determinato momento possono apparire poco interessanti. Ma poco interessanti agli occhi di chi? Magari ai nostri, che le giudichiamo in quel momento; non agli occhi di chi, anni dopo, può scoprirle e considerarle preziose. È questo il problema degli storici e degli archivisti: se si fa una selezione troppo ampia si rischia di essere dispersivi, ma allo stesso tempo bisogna scegliere cosa conservare. In fondo è un problema simile a quello dei giornali».
Una parte importante della sua carriera, come abbiamo detto, è legata all’Università di Teramo.
«Lo ribadisco: sono stato studente a Pavia e docente all’Università di Teramo. Teramo è stata una parte fondamentale della mia vita e della mia carriera. Ho avuto anche modo di conoscere e collaborare con Luciano Russi, che è stato un rettore straordinario. A lui mi lega anche il Premio Luciano Russi, che ho ricevuto e al quale attribuisco un significato particolare».
A Teramo, come dicevamo, ha anche fondato l’Archivio audiovisivo della memoria abruzzese. Quanto è stato importante per lei lasciare sul territorio non soltanto un’esperienza accademica, ma anche un patrimonio di memoria destinato a rimanere?
«Beh, speriamo che sia destinato a rimanere!».