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di Redazione Teramo

TERAMO. Era domenica scorsa quando, nel reparto di Pneumologia, si è consumato uno di quegli incontri destinati a restare impressi. Accompagnato da Lorenza, entro nella stanza: Ugo De Santi è lì, con la maschera d’ossigeno. Mi vede, mi riconosce subito e si commuove. Era fatto così. Una presenza forte, quasi scenica, con quella voce profonda da baritono, da uomo di radio, da interprete naturale della vita. Uno che, per intensità e carattere, sarebbe stato perfetto in un film di Sergio Leone o in un racconto di Pier Paolo Pasolini.
Eppure, anche in quel momento così fragile, il suo pensiero non era per sé. “Non ho la forza, altrimenti verrei con te. Ti difenderei”, mi dice. Parole che colpiscono, che restano. Parole di chi, anche davanti alla fine, continua a pensare agli altri.
La nostra storia si intreccia nello stesso edificio: io al secondo piano, lui al primo. Nei giorni più difficili, quando anch’io lottavo tra la vita e la morte e subivo minacce, Ugo era lì. Silenzioso ma presente, accompagnava mia madre, faceva da ponte, da sostegno concreto. Un gesto semplice, ma carico di umanità.
Ugo rappresentava Colleatterrato. Non solo un luogo, ma un simbolo di Teramo: restanza, resilienza, resistenza. La sua era una battaglia per tornare a casa, per non arrendersi dopo il terremoto, per credere nella ricostruzione. Una lotta condivisa, vissuta insieme tra mille difficoltà: tra chi approfittava, chi distruggeva e una burocrazia spesso soffocante.
Andavamo insieme nelle case occupate, tra le storie di chi resisteva. In una delle sue interviste, volle ringraziare pubblicamente il presidente dell’Ater, Alfredo Grotta, per aver mantenuto la parola data. Un riconoscimento che racconta molto del suo senso di giustizia e di memoria.
Dietro quell’apparenza burbera si nascondeva un uomo autentico. Gli occhi, vivaci e diretti, tradivano una sincerità rara. Ugo era un amico vero. Quando se ne va una persona così, non è solo una perdita individuale: è un vuoto collettivo. Si resta più poveri, con qualcosa in meno dentro. E oggi quel nodo in gola pesa più del solito.
Alla famiglia De Santi, a Lorenza, ai figli, al marito Stefano, ai nipoti e a tutti coloro che gli hanno voluto bene, va un pensiero sincero di vicinanza e cordoglio. Ugo lascia un segno che difficilmente si cancellerà.