L'incidente
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di Redazione Teramo

TERAMO. Teramo si sveglia sempre più spesso con un ospite indesiderato: i cinghiali. Non più avvistamenti isolati, ma una presenza costante che invade quartieri, strade e aree verdi, alimentando paura e tensione tra i cittadini. Le immagini circolate negli ultimi giorni raccontano una realtà ormai difficile da ignorare: gli ungulati hanno conquistato la città.
Nel Teramano cresce infatti l’allarme per la diffusione sempre più massiccia dei cinghiali nelle aree urbane e periurbane. Le segnalazioni si moltiplicano e confermano una colonizzazione stabile di diversi quartieri cittadini.
Non si tratta solo di disagi alla viabilità o di episodi di pericolo per pedoni e automobilisti. A preoccupare è anche il rischio sanitario. I cinghiali sono tra i principali vettori di zecche, contribuendo alla loro diffusione anche in prossimità dei centri abitati. Tra i parassiti più comuni figurano Ixodes ricinus e specie del genere Dermacentor, potenzialmente portatori di agenti patogeni pericolosi per l’uomo.
Secondo studi recenti condotti nel Nord-Est Italia, fino al 30% delle zecche prelevate dalla fauna selvatica — inclusi i cinghiali — risulta positivo a patogeni. Un dato che rafforza il legame tra l’aumento degli ungulati e il rischio sanitario, soprattutto in ambienti boschivi e umidi, ma ormai anche nelle aree a ridosso delle città.
Le malattie trasmesse attraverso le zecche includono la borreliosi di Lyme, l’anaplasmosi (causata da Anaplasma phagocytophilum), diverse forme di rickettsiosi, tra cui quelle associate a Rickettsia helvetica, e altre infezioni.
A Teramo città, la presenza dei cinghiali è ormai quotidiana, in particolare nei quartieri di Colleparco, Colleatterrato e Villa Mosca. Gli animali si spingono soprattutto nelle ore serali e notturne lungo le aree del lungofiume, aumentando il rischio di contatto diretto con la popolazione.
Al momento, però, mancano interventi risolutivi. Le istituzioni sono ancora alla ricerca di strategie efficaci, mentre le stime indicano un incremento dei branchi pari al 30%.
Una crescita fuori controllo che ora mette Teramo davanti a una scelta urgente: intervenire subito o convivere con un’emergenza destinata a diventare permanente.