In tribunale
Caso Giulia Di Sabatino, condanna a 4 anni e 9 mesi per Totaro
di Redazione Teramo

TERAMO. Nel novembre del 2025 una segnalazione arrivata alla redazione ha acceso i riflettori su una situazione che molti utenti dell’ospedale conoscono fin troppo bene, ma che raramente emerge con chiarezza: le difficoltà quotidiane di chi ha problemi di deambulazione e necessita di una sedia a rotelle per accedere ai servizi sanitari.
La testimonianza racconta un episodio tutt’altro che isolato. Una cittadina riferisce di essersi recata più volte al padiglione 1 del Mazzini per alcune visite mediche. A causa di difficoltà motorie, la paziente avrebbe dovuto utilizzare una delle carrozzine normalmente disponibili nella hall dell’ospedale. Ma ogni volta, racconta, la risposta è stata la stessa: nessuna sedia a rotelle disponibile.
La testimonianza e il contesto
Secondo quanto riferito al personale presente, le carrozzine in dotazione sarebbero una decina, forse anche meno. Di queste, almeno cinque risultavano inutilizzabili perché rotte e mai sostituite. Un dettaglio che solleva più di un interrogativo sull’organizzazione e sulla gestione di uno strumento essenziale per garantire l’accesso alle cure a tutti i pazienti, soprattutto ai più fragili.
La vicenda assume contorni ancora più paradossali quando, dopo le segnalazioni, le nuove carrozzine sembrano effettivamente arrivare. Ma non entrano in servizio. Restano imballate, ancora avvolte nel cellophane, di fatto inutilizzabili per i pazienti che continuano ad averne bisogno.
Il caso
A bloccarne l’utilizzo, secondo quanto emerge, sarebbe il consueto intreccio di procedure amministrative: autorizzazioni, verifiche, collaudi, timbri e certificazioni. Un percorso burocratico che rischia di trasformarsi in un ostacolo concreto per chi, semplicemente, ha bisogno di una sedia a rotelle per raggiungere un ambulatorio.
Resta allora una domanda che molti utenti si pongono: possibile che, per rendere utilizzabili delle carrozzine già presenti in ospedale, serva l’ennesimo passaggio amministrativo o addirittura una nuova struttura organizzativa che autorizzi chi deve autorizzare? Nel frattempo, tra corridoi e sale d’attesa, i pazienti continuano a fare i conti con una realtà che appare difficile da spiegare: carrozzine nuove, pronte all’uso, ma ancora ferme. E una necessità concreta che rimane, per ora, senza risposta.