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di Paolo Renzetti

PESCARA. Ricordare chi ha perso la vita durante la detenzione, ma soprattutto trasformare quella memoria in un impegno concreto per garantire dignità, salute e tutela dei diritti delle persone private della libertà. È questo il senso dell’iniziativa promossa dal Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Abruzzo, avvocato Monia Scalera, in occasione del Prisoners’ Justice Day, la giornata internazionale dedicata alla giustizia nelle carceri.
L’appuntamento è fissato per lunedì 10 agosto, alle ore 11.30, nella Sala Corradino d’Ascanio di Piazza Unione, a Pescara, dove si terrà un momento di confronto e riflessione sulle condizioni di vita negli istituti penitenziari e sulle principali criticità che riguardano le persone detenute.
All’incontro prenderanno parte il Garante regionale Monia Scalera, l’assessore regionale alle Politiche sociali Roberto Santangelo, rappresentanti di Amnesty International-Circoscrizione Abruzzo e Molise, esponenti delle associazioni di volontariato impegnate quotidianamente al fianco delle persone detenute e dei loro familiari e parenti di persone decedute in vinculis. Proprio le loro testimonianze rappresenteranno uno dei momenti più significativi dell’iniziativa, riportando al centro dell’attenzione il tema della tutela della vita e della dignità all’interno delle carceri.
«Il Prisoners’ Justice Day – dichiara il Garante Monia Scalera – è un’occasione di memoria e di responsabilità. Ricordare chi ha perso la vita in carcere significa riaffermare un principio fondamentale dello Stato di diritto: la privazione della libertà non comporta mai la perdita della dignità della persona».
Un passaggio particolarmente forte riguarda il dovere dello Stato nei confronti di chi si trova sotto la sua custodia. «Morire in carcere non può significare essere abbandonati in carcere – sottolinea Scalera –. Lo Stato è chiamato a garantire il diritto alla vita, alla salute e alla cura di ogni persona affidata alla sua custodia».
Durante il confronto saranno affrontate le condizioni detentive e il loro impatto sul benessere fisico e psicologico delle persone ristrette. Tra le questioni che saranno poste al centro dell’attenzione ci sono il sovraffollamento degli istituti penitenziari, la carenza di personale, le difficoltà nell’accesso alle cure sanitarie e il disagio psichico, problematiche che possono aumentare la fragilità di chi vive già una condizione di particolare vulnerabilità.
Il tema della salute mentale sarà strettamente collegato a quello della prevenzione del rischio suicidario, insieme alla necessità di rafforzare gli interventi di assistenza e sostegno. L’obiettivo è favorire una riflessione più ampia sul sistema penitenziario, chiamato a garantire contemporaneamente sicurezza, rispetto della persona e concrete possibilità di reinserimento nella società.
«La qualità di un sistema penitenziario – conclude il Garante – si misura dalla capacità di proteggere le persone più fragili. La memoria di chi non è più tornato a casa deve tradursi in un impegno concreto affinché la pena rimanga conforme ai principi costituzionali e non venga mai meno il rispetto della persona».
La partecipazione dell’assessore regionale Roberto Santangelo rappresenta inoltre un segnale dell’attenzione della Regione Abruzzo verso le tematiche legate alla tutela dei diritti delle persone private della libertà personale, all’inclusione sociale e all’umanizzazione della pena.
Un confronto che, nelle intenzioni degli organizzatori, vuole quindi superare la semplice commemorazione e trasformare la memoria in responsabilità istituzionale. Perché il modo in cui una società tratta le persone più fragili, comprese quelle detenute, rappresenta anche una misura concreta del livello di civiltà e di rispetto dei principi democratici.
L’incontro sarà aperto alla cittadinanza, alle istituzioni, agli operatori del settore e agli organi di informazione.