Emergenza
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di Paolo Renzetti

PESCARA. L'arresto del giovane pescarese 17enne in Umbria ha sollevato un velo su una realtà sommersa di violenza digitale e radicalizzazione. I carabinieri del Reparto operativo speciale, coordinati dalla procura per i minorenni dell'Aquila, hanno fermato il diciassettenne con accuse pesantissime che vanno dall'istigazione a delinquere su base razziale alla detenzione di materiale per finalità di terrorismo. Nelle chat sequestrate, il ragazzo esprimeva ammirazione per figure come Anders Breivik, il responsabile della strage di Oslo, e i perpetratori del massacro della Columbine.
Il padre, spesso lontano per lavoro in impianti petrolchimici all'estero, dipinge il figlio come “un ragazzo studioso e introverso, vittima forse di un desiderio di apparire forte davanti agli amici virtuali o del trauma della separazione dei genitori.”
L'uomo nega fermamente che il giovane avesse accesso a sostanze chimiche pericolose, descrivendolo anzi come “timoroso dei rischi legati ai veleni.”
Tuttavia, gli inquirenti hanno preso molto seriamente le minacce rivolte al liceo artistico Misticoni, scuola frequentata dal ragazzo, dove aveva ventilato l'ipotesi di una sparatoria.
Attualmente, il minore si trova nell'istituto di pena minorile di Firenze. La magistratura sottolinea la pericolosità sociale del soggetto, evidenziando come il confine tra il millantare online e l'azione concreta fosse diventato estremamente sottile. La vicenda riapre il dibattito sul disagio giovanile e sulla velocità con cui l'isolamento sociale possa trasformarsi in fanatismo ideologico attraverso le piattaforme di messaggistica criptate.