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Il caso

Morte Andrea Costantini, il mistero del terreno e l’attesa per l’autopsia

Si indaga sul fondo agricolo acquistato a Termoli: un sogno che, secondo i familiari, in poco tempo si è trasformato in un incubo

Andrea Costantini
Andrea Costantini
di Luca Di Renzo
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PESCARA. La morte di Andrea Costantini, l’uomo originario di Penne trovato senza vita nella cella frigo del supermercato di Termoli dove prestava servizio il 15 settembre del 2025, resta un enigma fitto di ombre. Sebbene l’indagine fosse stata inizialmente archiviata come suicidio, i segni sul corpo — due fendenti al torace, tracce di strangolamento e diverse ecchimosi — hanno spinto la procura di Larino a riaprire il fascicolo.

​Al centro dei sospetti della famiglia, rappresentata dai propri legali, vi è un fondo agricolo di circa settemila metri quadri. Andrea Costantini lo aveva acquistato per quindicimila euro con l’obiettivo di costruire una casa per il figlio insieme alla compagna Angela Di Leva. Tuttavia, quel sogno si era trasformato in un incubo: in pochi giorni l’uomo aveva iniziato a temere quel luogo, cercando disperatamente di venderlo.

​Un’indagine di tipo ambientale forense sul terreno potrebbe rivelare dettagli decisivi su cosa abbia terrorizzato la vittima. Nel frattempo, l’attenzione è rivolta al professor Cristian D'Ovidio, il perito incaricato della riesumazione e dell’esame autoptico, che ha recentemente ottenuto una proroga per depositare i risultati. La famiglia ipotizza scenari che vanno dall’omicidio volontario all’istigazione, convinta che la verità sia sepolta tra le pieghe di quell'acquisto immobiliare e i corridoi del supermercato. Solo i risultati tecnico-scientifici potranno ora dare nuovo impulso all'attività della polizia giudiziaria.