Serie B
Pescara, Insigne non ci sta: «A Frosinone un'ingiustizia». E Gorgone avvisa il Bari
di Giuliano De Matteis

PESCARA. Il caso di Giacomo Passeri entra in una fase cruciale. Dopo la condanna definitiva a 25 anni per narcotraffico emessa dalla Suprema corte egiziana, la difesa punta tutto sul rientro in patria del giovane pescarese. L'avvocato Mario Antinucci, già protagonista del ritorno di Carlo D'Attanasio, ha confermato l'avvio degli adempimenti necessari affinché la pena venga eseguita in Italia.
L'istanza
L'istanza si fonda sugli accordi bilaterali tra il nostro Paese e l'Egitto. Secondo il legale, il possesso del passaporto italiano conferisce al detenuto un diritto incondizionato a una difesa nazionale. L'iter prevede ora la verifica dei presupposti con le autorità giudiziarie egiziane, inclusi il pagamento di multe, sanzioni e ammende accessorie.
Correctional and rehabilitation center di Bader
La situazione nel Correctional and Rehabilitation Center di Bader, a nord del Cairo, resta critica. I familiari di Giacomo Passeri denunciano da tempo un trattamento disumano: il giovane, operato di appendicite, sarebbe stato lasciato senza cure adeguate in celle sovraffollate e in condizioni igieniche precarie. La versione della difesa sostiene il possesso di modiche quantità per uso personale, lontano dalle accuse di traffico internazionale.
La politica
Il pressing istituzionale è costante. Se da un lato l'alleanza Verdi e Sinistra ha portato il caso in Parlamento, dall'altro il sindaco di Pescara, Carlo Masci, ha sollecitato un intervento diretto della Farnesina. Il Consolato presso l'Ambasciata al Cairo è già operativo per coordinare questo percorso di cooperazione giudiziaria, con l'obiettivo di garantire il rispetto dei diritti umani e riportare il cittadino italiano sul territorio nazionale.