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La battaglia

Autismo Abruzzo Aps, la denuncia: «Due volte la stessa risposta, ma il diritto alla salute non può aspettare»

Lo scorso 7 maggio, il Giudice del Lavoro di Pescara ha accolto il ricorso. La Asl, ancora una volta, non si è costituita in giudizio

Autismo Abruzzo Aps, la denuncia: «Due volte la stessa risposta, ma il diritto alla salute non può aspettare»
di Redazione Pescara
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PESCARA. Autismo Abruzzo Aps, insieme alla famiglia di un ragazzo con autismo, è stata costretta a tornare in aula per ottenere ciò che era già stato riconosciuto dalla legge e dalla stessa Asl: le terapie necessarie e prescritte.

Autismo Abruzzo Aps, insieme alla famiglia del ragazzo che accompagna da tempo in questa battaglia, è tornata in tribunale, per la seconda volta. Già quasi due anni fa il Tribunale del Lavoro di Pescara aveva ordinato alla Asl di garantire il trattamento indicato dalla propria Unità di Valutazione Multidimensionale.

Una decisione chiara: il diritto alla salute, soprattutto quando riguarda un minore, non può essere sacrificato per ragioni di bilancio.

«Eppure nulla è stato davvero risolto - dice l'aquilano Dario Verzulli, presidente di Autismo Abruzzo Aps -. Dopo proposte alternative incompatibili con il percorso terapeutico prescritto, il ragazzo è stato finalmente indirizzato verso l’unica struttura accreditata sul territorio in grado di seguirlo. La struttura era pronta. Mancava però il budget. La richiesta della struttura di autorizzazione in extra budget è rimasta senza risposta e il minore è finito in lista d’attesa. Il tempo di un bambino con autismo non è recuperabile. Ogni settimana senza terapia è una settimana persa, ogni mese è un mese in meno di finestra evolutiva. Per non continuare a "cannibalizzare il tempo" del ragazzo — parole della famiglia — si è deciso, con il supporto del legale che da anni segue il caso, di tornare in tribunale. Questa volta con una richiesta specifica: che la Asl emettesse l'autorizzazione in extra budget e coprisse i costi del trattamento prescritto, rimuovendo ogni ostacolo amministrativo o finanziario».

Lo scorso 7 maggio, il Giudice del Lavoro di Pescara ha accolto il ricorso. La Asl, ancora una volta, non si è costituita in giudizio.

L’ordinanza ribadisce un principio semplice ma evidentemente necessario da ricordare: i limiti di spesa non possono cancellare prestazioni essenziali e il diritto alla salute non può essere subordinato alla burocrazia o ai tetti di budget: «Se, da un lato, può reputarsi legittima l'imposizione di tetti di spesa sanitaria pubblica, date le insopprimibili esigenze di equilibrio finanziario, di sostenibilità e di razionalizzazione della spesa, detto tetto non può costituire ragione sufficiente, di per sé sola, per negare del tutto prestazioni essenziali per la salute degli assistiti né può incidere sul nucleo irriducibile ed essenziale del diritto alla salute».Il giudice ha riconosciuto che, una volta ricevuta diagnosi e prescrizione terapeutica, il ragazzo aveva un diritto pieno alle cure. Non una concessione. Non una facoltà discrezionale. Un diritto: «La discrezionalità della pubblica amministrazione [...] viene meno quando l'assistito chieda il riconoscimento del diritto all'erogazione di cure tempestive non ottenibili dal servizio pubblico, facendo valere una pretesa correlata al diritto alla salute, per sua natura non suscettibile di affievolimento. [...] Pertanto, quando si tratti del nucleo essenziale del diritto alla salute e la prestazione in considerazione sia indispensabile e indifferibile per la sua tutela, le esigenze della finanza pubblica e le disposizioni normative debbono subire una deroga in vista del soddisfacimento del diritto alla salute tutelato dalla Costituzione quale ambito inviolabile della dignità umana».Due procedimenti giudiziari, quasi due anni di attesa e migliaia di euro di spese legali che avrebbero potuto essere investiti direttamente nelle terapie. Spese legali: 1.600 euro più oneri nel 2024. Euro 1.800 più oneri nel 2026 per una stima complessiva di circa 6mila euro.Per i budget sanitari i fondi finiscono; per i contenziosi, evidentemente, no.«Questa vicenda non è un caso isolato - conclude Verzulli -. È il sintomo di un sistema, nella nostra regione, in cui i tetti di spesa per i trattamenti dedicati all’autismo sono insufficienti rispetto ai bisogni reali, le liste d’attesa si allungano e l’accesso alle cure finisce troppo spesso per dipendere dalla capacità delle famiglie di affrontare una battaglia legale. Autismo Abruzzo APS continuerà a ricordare un principio che non dovrebbe avere bisogno di sentenze per essere rispettato: le terapie per l’autismo rientrano nei LEA, i Livelli Essenziali di Assistenza. Sono un diritto garantito dalla legge, non un favore da concedere quando ci sono risorse disponibili».